Firenze Parcheggi chiede il dissequestro dei conti bancari

Il parcheggio di piazza Alberti che insieme a quello della Fortezza e Beccaria rappresenta l'oggetto della contesa tra Firenze Parcheggi e Firenze Mobilità
Il parcheggio di piazza Alberti che insieme a quello della Fortezza e Beccaria rappresenta l’oggetto della contesa tra Firenze Parcheggi e Firenze Mobilità

FIRENZE – Ieri, lunedì 11 marzo, i legali di Firenze Parcheggi hanno presentato istanza contro il sequestro dei conti correnti bancari della società partecipata del Comune di Firenze e coinvolta nella vicenda con Firenze Mobilità. (vedi qui e qui) Lo scorso 4 marzo era stato notificato il decreto ingiuntivo con cui il tribunale di Firenze ha ingiunto di pagare in favore di Project Costruzioni s.c.a.r.l. in liquidazione oltre 6 milioni di euro. Lo scopo principale del ricorso, oltre a quello di far valere le proprie ragioni, è quello di poter saldare entro la fine di questo mese gli stipendi ai 61 dipendenti di Firenze Parcheggi e proseguire nella normale attività, che altrimenti sarebbe seriamente minacciata. Ipotesi, questa, che i lavoratori, insieme alle organizzazioni sindacali, cercheranno si scongiurare in occasione dell’assemblea con i vertici aziendali prevista per oggi, martedì 12 marzo.

Proviamo a spiegare meglio l’oggetto del ricorso sottoscritto dal presidente di Firenze Parcheggi Carlo Bevilacqua e dagli avvocati Alberto Bianchi e Ivo Mario Ruggeri. La tesi sostenuta è che “la vicenda è sconcertante e il pignorato non è debitore per il titolo e per gli importi per cui si procede”. Vediamo perchè. Secondo quanto emerge dalla lettura delle pagine allegate all’accordo parasociale del 29 giugno 2000, pare che siano i singoli “soci costruttori” (Baldassini Tognozzi spa, Baldini Boris & C sas, C.I.T.E. spa, Cosimo Pancani spa, C.P.F. Costruzioni spa, Fratelli Ragionieri srl, ICET spa, Impresa Rosso spa, S.I.E.M. srl e Termoraggi spa) ad avere diritto al rimborso dei finanziamenti operati a favore della “società di progetto” dal momento che “nè nell’atto stesso, nè in alcun successivo atto o documento è stato previsto il trasferimento del diritto a Project Costruzioni, quale società che i medesimi ‘Soci Costruttori’ avevano all’epoca in animo di costruire tra loro al fine di coordinare l’esecuzione delle opere e che, una volta costituita, ha acquisito una capacità giuridica (e autonomia patrimoniale) del tutto distinta da quella dei suoi soci”.

In altre parole – è la tesi di Firenze Parcheggi – la Project Costruzioni non può chiedere alcun pagamento. Caso mai lo potrebbero fare i singoli soci.

C’è inoltre da aggiungere, sempre in base a quanto espresso nel documento ufficiale, che la partecipata del Comune non ha sottoscritto all’epoca della loro formazione gli atti parasociali e “neppure faceva parte dei soggetti originari che hanno dato vita all’operazione di project financing”. Soltanto successivamente è stata prevista la possibile partecipazione nella gestione di alcuni parcheggi “per effetto di eventuali fuori accordi tra S.C.A.F., nuovi soci e società di progetto”, il che significa che i soci gestori rimanevano quelli originari.

Nel caso dell’operazione “Firenze Mobilità” con riferimento particolare ai parcheggi – quello di piazza Alberti, Beccaria e Fortezza, oggetto peraltro della contesa – è accaduto quanto segue: come forse tanti sapranno nel parcheggio interrato Fortezza da Basso è stato soppresso il terzo piano ed è stata eliminata la possibilità di porre in vendita i posti auto; nel parcheggio interrato Beccaria è stato soppresso il compartimento lato Borgo La Croce ed è stata prevista la sola sistemazione superficiale dell’area e anche in tal caso sono stati eliminati i posti auto in vendita. Infine, nell’edificio multipiano Alberti il numero dei posti auto da porre in vendita sono passati da 201 a 444. La difesa, messa in piedi dai legali di FiPark , fa riferimento alla “diminuzione dei posti auto e dei piani e la mancata realizzazione di accorgimenti nel PEF (Piano Economico Finanziario), ossia un adeguato piano della sosta e della circolazione veicolare e un numero inferiore di eventi organizzati alla Fortezza” per citare alcuni esempi. E malgrado la realizzazione delle opere “non sia stata corretta”, il canone previsto nel PEF è rimasto tuttavia invariato. Fatto questo che – secondo i legali – si traduce nell’inadempimento del PEF nei confronti di Firenze Parcheggi e che farebbe conseguentemente venir meno (quand’anche esistente) il suo obbligo di adempimento all’obbligazione del rimborso del finanziamento ad essi connessi.

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