Dopo la sentenza d'illegittimità sui dirigenti da parte della Corte Costituzionale

Fisco: cartelle Equitalia annullabili? Escono rumors di condono …

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Rossella Orlandi

Rossella Orlandi

Abbiamo riferito della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della nomina di oltre 700 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate. Questa pronuncia, ad avviso di molti, ma non del Governo che anzi si esprime in senso contrario, dovrebbe inficiare le cartelle, firmate da costoro e emesse e notificate da Equitalia. Dopo gli interventi quasi minatori del governo, che ha invitato i contribuenti a non proporre ricorsi che sarebbero inutili, cerchiamo di fare chiarezza sulla questione.

DIRIGENTI ENTRATE – Circa dieci anni fa, a seguito di una riorganizzazione interna delle qualifiche, si è verificata, presso gli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate, una carenza di dirigenti: figure necessarie (tra l’altro) per firmare gli accertamenti fiscali. E così, senza bandire alcun pubblico concorso, i vertici dell’Amministrazione finanziaria hanno deciso di elevare a tale ruolo ben 767 funzionari. Insomma, una promozione in carriera, ma senza i criteri di trasparenza imposti dall’art. 97 della Costituzione, secondo cui, invece, agli impieghi nella pubblica amministrazione, si accede solo mediante bando e successivo concorso.

TRIBUNALI – La giurisprudenza, chiamata a pronunciarsi su tale questione, ha ritenuto nulle le suddette nomine. La prima sentenza è stata del Tar Lazio del 2011, ma lo stesso problema era già stato parzialmente esaminato anche dalla Corte dei Conti. È seguita una pronuncia della Commissione Tributaria Provinciale di Messina e, per finire, quella del Consiglio di Stato.  A questo punto, per evitare una valanga di ricorsi che avrebbe potuto invalidare gli atti firmati dai “falsi dirigenti”, nel 2012 è intervenuta una legge che ha sanato gli incarichi conferiti con tale (infelice) metodo, almeno in attesa che venisse indetto un pubblico concorso. La norma è stata rinnovata di anno in anno fino a rendere, di fatto, detti incarichi non già delle semplici sostituzioni momentanee, ma dei veri e proprio uffici “a tempo indeterminato”.

CORTE COSTITUZIONALE – Di nuovo investita della questione, la magistratura ha ipotizzato che si stesse violando la Costituzione, che prevede (art.97) il concorso pubblico per l’accesso ai pubblici uffici. Così il Consiglio di Stato ha rinviato gli atti alla Corte Costituzionale che, pochi giorni fa, si è espressa proprio in tale senso: le nomine sono illegittime, così come è incostituzionale la legge di sanatoria e tutte le sue successive proroghe. Risultato: con la pubblicazione della sentenza sono decaduti, dall’oggi al domani, oltre 700 dirigenti tra Agenzia delle Entrate e Dogane.

ILLEGITTIMITA – All’indomani della pronuncia della Corte Costituzionale si è gridato due volte allo scandalo. Una prima volta perché gli italiani si sono resi conto di come le amministrazioni, in tutto silenzio, riescano a “saltare”, a proprio piacimento, l’obbligo dei concorsi pubblici, evitando a giovani preparati e da sempre in attesa dei bandi, di far valere la propria preparazione ed, eventualmente, sperare in una assunzione di prestigio (piuttosto che ripiegare in un call center). Dall’altro lato, però, c’è stato chi ha guardato più in là e ha ipotizzato che, venendo meno la nomina a dirigente, anche gli atti firmati da tale personale fossero nulli o inesistenti. Così tutti gli avvisi di accertamento, emessi da ben 767 dirigenti dei vari uffici dell’Agenzia delle Entrate, sono apparsi a rischio di invalidazione da parte dei giudici.

EQUITALIA – Il discorso si pone negli stessi termini anche per le cartelle di Equitalia, notificate a seguito del mancato pagamento dei suddetti avvisi dell’Agenzia: e ciò in base al principio di diritto amministrativo secondo cui, qualora un atto venga dichiarato nullo, sono nulli anche tutti i successivi atti che hanno avuto, come presupposto, quello viziato.

ENTRATE – Come ci si poteva attendere tanto il Ministro dell’Economia quanto il direttore dell’Agenzia delle Entrate hanno smorzato gli entusiasmi degli evasori: “Gli atti firmati dai dirigenti decaduti restano validi” hanno affermato, richiamando il principio di conservazione degli atti amministrativi secondo cui, in caso di nomina di un soggetto, all’interno della P.A., dichiarata illegittima e annullata, gli atti da lui compiuti restano validi.

MAGISTRATURA – Questa tesi potrebbe però non reggere di fronte all’Autorità giudiziaria. Infatti le sentenze sino ad oggi emesse da tutti i tribunali d’Italia, ivi compresa la Cassazione, hanno affermato che gli atti firmati da funzionari privi di delega (o che tale delega non hanno prodotto in giudizio) sono nulli o inesistenti. Dunque, un orientamento del tutto opposto a quello rivendicato dall’Amministrazione finanziaria. La nullità e l’inesistenza sono due categorie giuridiche che consentono, a chi intende far valere il vizio, di poterlo eccepire in qualsiasi momento, anche a processo avviato (dice la legge “in ogni stato e grado di giudizio”), in quanto non ammette sanatorie. Ne consegue che tutti gli altri atti amministrativi, emessi sulla scorta di un atto nullo, non sanabile, potrebbero essere nulli anch’essi. Ivi compresa la cartella esattoriale che Equitalia notifica a chi non paga gli avvisi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate.

CONDONO – Checché ne dicano l’Agenzia delle Entrate o il ministro dell’Economia i giudici continuano a ritenere nulli gli avvisi di accertamento firmati da funzionari privi di poteri o incapaci di dimostrare una valida delega del capo ufficio. Per questo si stanno rafforzando i rumors di un condono fiscale che sanerebbe tutte le situazioni controverse, oppure di una voluntary disclosure aperta anche al territorio nazionale e non solo all’estero. Riteniamo indecoroso che si continui ancora una volta, nonostante tutte le smentite, sulla strada di condoni e concordati volontari. Chi ha evaso è giusto che paghi fino all’ultima lira. Ma se il Governo temesse di trovarsi in difficoltà nelle tante cause che si presume verranno intentate su questo tema, potrebbe forse cavarsela con la scorciatoia del condono, dichiarando ovviamente, come sempre accade, che si tratta dell’ultima volta.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (4)

  • Stella

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    Io non pago più niente non c’è la faccio più regole semplici abbassamento del prelievi fiscale pagheremmo tuttiiiiii e non ci sarà più contribuente di serie a o di serie b saremmo tutti uguali parlano parlano non fanno niente ci hanno rovinato

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  • russo salvatore

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    Io non pago più … nulla,fintanto ci sono tutti questi …… POLITCI,che ci governano

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  • Anna

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    Quello che irrita sono gli interessi da capogiro. Toglietemi gli interessi e pago domani mattina.

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  • Cristina

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    Concordo sul dovere di versare quanto non pagato, ma non è accettabile che lo Stato ci imponga regole e che poi non rispetti le proprie! Le cartelle annullabili potrebbero essere regolarizzate eliminando interessi, more ed altre voci penalizzanti accumulatesi negli anni. Una sorta di “ripartenza” dalla quale far iniziare il conteggio di interessi ecc.

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