Con soli 15 anni di contributi, a determinate condizioni

Previdenza, incredibile: la legge Fornero conferma che i privati possono avere ancora baby pensioni

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Il Ministro del Lavoro Elsa Fornero

l’ex Ministro del Lavoro Elsa Fornero

ROMA – La riforma delle pensioni Monti-Fornero del 2012, pur restringendo le ipotesi di accesso, ha previsto però anche la possibilità di godere di un trattamento pensionistico …molto anticipato. Ha per questo confermato la deroga stabilita dalla vecchia legge Amato, considerata dall’Inps sempre applicabile, grazie alla quale si conquista la pensione di vecchiaia con soli 15 anni di contributi.

REQUISITI – Innanzitutto l’eccezione è fruibile per i soli dipendenti del settore privato, poiché l’Inpdap ha escluso i dipendenti pubblici esplicitamente. E già questa previsione potrebbe, a mio avvviso, essere dichiarata incostituzionale in quanto privilegia una categoria di cittadini lavoratori rispetto a un’altra.

Inoltre è necessario aver accumulato 780 settimane di contributi effettivi da lavoro dipendente (accantonati presso l’Assicurazione Generale Obbligatoria o presso fondi sostitutivi), pari, appunto, a 15 anni.

Oltre alla contribuzione effettiva, è necessario possedere, comunque, un’anzianità contributiva di 25 anni. Questi ultimi due requisiti non vanno confusi: mentre la contribuzione effettiva corrisponde alle settimane di contributi versati (contano solo quelli da lavoro dipendente effettivamente accreditati), l’anzianità contributiva, o, più precisamente, assicurativa, decorre dal versamento del primo contributo previdenziale, a qualunque gestione effettuato (ad esempio, alla gestione commercianti), anche presso un Paese estero che abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di sicurezza sociale.

Ultimo requisito per accedere all’agevolazione è possedere almeno 10 anni non lavorati per intero, sempre in qualità di dipendente, nel settore privato. L’annualità lavorativa rappresenta le 52 settimane di contributi versati e la presenza effettiva al lavoro, o, nel caso di lavoro part-time inferiore alle 24 ore, con meno di 52 settimane di contributi versati ma di presenza continuata. Non è considerata annualità il caso in cui le 52 settimane siano state versate ma di queste una parte sono contributi di disoccupazione.

Tirando le somme, la disciplina della deroga in questione rappresenta una casistica abbastanza complessa, seppur non infrequente. Chi ritiene di averne diritto dovrà esaminare bene e in dettaglio tutte le condizioni che abbiamo indicato, e forse sarà necessario, in qualche caso, approfondire il caso presso l’ufficio informazioni dell’Inps o ricorrere a qualche esperto in campo previdenziale.

Si scopre così un’altra perla dell’accoppiata Monti – Fornero, che tanti guasti ha causato con la sua riforma previdenziale (basti solo ricordare il pasticcio degli esodati), alla quale il governo attuale cerca di porre gradualmente rimedio. Sarebbe perciò opportuno che il solerte bocconiano Tito Boeri, presidente dell’Inps, invece che gridare ai quattro venti, a ogni piè sospinto, la necessità di intervenire sulle pensioni più alte, ponga mano alle tante storture, come quella che abbiamo citato, che si annidano ancora nella complessa e contorta legislazione pensionistica.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Commenti (3)

  • aldo

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    Comunque sia qualsiasi pensionamento “baby” seppure commisurato ai contributi versati è un’ingiustizia nei confronti di chi sarà costretto a lavorare anche fino a 68 (sessantotto) anni per avere una pensione sia pubblico o privato che sia. Ben venga la tassazione, come ha timidamente ventilato Boeri per tutti quelli che hanno ricevuto trattamenti ultragenerosi in età di pensionamento e importo di pensione maturata a favore di quelli come me che dovranno lavorare 49 (quarantanove ) anni per avere la pensione. Ci sono milioni di persone che stanno godendo la pensione da molto giovani e altri milioni che lavorano e sentono il peso dell’ingiustizia fatta in passato dai precedenti legislatori nell’avere caricato sulle generazioni successive le pensioni anticipate e generose in cambio di voti e potere usato per proprio tornaconto come ben sappiamo ( praticamente debiti fatti dai padri e pagati dai figli ) Meditate gente meditate…

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  • Francesca

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    Incredibile che esistano dei giornalisti cosi superficiali e poco informati da scrivere articoli del genere. Le pensioni baby di una volta erano retributive e usufruivano anche di ulteriori “favori”; esse prevedevano a fronte di 100 euro versati come contributi la riscossione nella vita restante anche di 200-400 euro con un evidente enorme regalo che finiva a carico della comunità.
    Quello a cui invece vi riferite in questo articolo è una pensione che viene calcolta con il contributivo. Chi ha versato 100 euro ne riceve 100 senza regali. Se va in pensione in età baby l’importo della pensione sarà molto basso perché spalmato su un periodo più lungo: nessun costo per la comunità.
    Francesca

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    • Paolo Padoin

      Paolo Padoin

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      Nessuno ha parlato infatti di regali. Abbiamo soltanto rilevato la sperequazione ingiusta fra lavoro privato e lavoro pubblico. Per il primo è consentito andare in pensione con 15 anni di contributi, per il secondo no.

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