L'arcivescovo di Firenze nella Veglia della Resurrezione

L’omelia di Pasqua di Betori: no alle stragi di cristiani, l’Islam condanni odio e violenza

di Giuseppe Card. Betori - - Cronaca, Lente d'Ingrandimento

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Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia del Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, pronunciata durante la Veglia pasquale del Sabato Santo 4 aprile nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore.

 

Il Duomo di Firenze

Il Duomo di Firenze

In questa Veglia la Chiesa propone l’ascolto di alcuni testi biblici che riassumono l’intera storia umana, letta dalla parte di Dio. Lo fa per aiutarci a comprendere che in questa notte – la notte in cui la morte viene sconfitta della risurrezione di Cristo – risiede il significato della storia dell’uomo. Si è cominciato dalla creazione del mondo, fatto uscire dalle tenebre del caos, e quindi dalla creazione dell’uomo e della donna. fatti a immagine di Dio, gesto d’amore, la creazione, di un Dio che ama e vuole essere amato. Si è poi continuato con il disegno di Dio di riaprire un dialogo con l’umanità peccatrice, tramite la nascita di un popolo suo testimone, il cui futuro è affidato a una discendenza garantita solo nella fede e donata dalla misericordia. Un’elezione, quella del popolo d’Israele, ribadita nel gesto con cui viene emancipato dalla schiavitù, perché possa scoprire nel legame dell’alleanza la garanzia della vera libertà. È iniziata così una storia non priva di ombre, in cui il popolo spesso ha tradito il suo Dio e questi è apparso a volte lontano, assente, ma in realtà sempre pronto a rinnovare il suo amore fedele, a colmare con la sua parola la sete di verità dell’uomo, a far trovare in quella parola la radice di una vita buona, a proporla non come una legge che opprime e vincola dall’esterno ma come un principio di vita, un cuore che ogni giorno genera novità e bellezza.

Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

Cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

Questa storia di un amore fedele trova compimento nel gesto con cui il Padre libera il proprio Figlio dai lacci della morte, dando all’umanità la certezza che in Cristo è possibile vincere la morte e ogni male; che la morte e il male per chi accoglie Cristo non saranno mai l’ultima parola; che la storia umana ha in Dio una garanzia di bene che nulla e nessuno potrà mai cancellare. Lo annuncia il giovane vestito d’una veste bianca che le donne incontrano nel sepolcro al mattino di Pasqua: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui» (Mc 16,6).

È un annuncio di speranza consolante nelle traversie di una storia, quella umana, in cui gli orizzonti tenebrosi del male non sembrano mai scomparire, fino a spingerci a ritenere che, preda del male, la storia dell’uomo sia priva di un senso accettabile, incapace di dare ragioni a un impegno a fare cose buone per il bene di tutti. Gli scenari di questi giorni sembrano avvalorare questa difficoltà a scorgere un significato alla storia umana e fino a indurre molti alla disperazione e all’abbandono.

Lo diciamo in particolare avendo davanti agli occhi le recenti stragi di cristiani nel mondo, da ultima quella dei ragazzi e delle ragazze di un collegio universitario a Garissa, in Kenya; giovani che, soltanto perché cristiani, sono diventati preda della furia omicida di squadroni della morte jihadisti, perseguitati, come i primi apostoli, a causa del nome di Cristo (At 5,41), assassinati, non pochi di loro, mentre erano in preghiera e invocavano quel nome. Solo nella fede in un Dio che ama l’uomo oltre la morte e mostra la potenza di questo suo amore nella risurrezione del suo Figlio, è possibile non lasciarci vincere dalla disperazione. E, a ben pensarci, è proprio la fede in un Dio che è amore, il quale vuole la salvezza di tutti e che non divide l’umanità ma l’abbraccia con lo sguardo di un Padre, ciò che rende invisa ai sanguinari fondamentalisti islamici la presenza dei cristiani nel mondo. Vogliamo dire la nostra vicinanza e il nostro amore a tutti i fratelli cristiani perseguitati in varie parti del mondo; vogliamo fare appello a una ritrovata fraternità di tutti gli uomini, di tutte le culture e di tutte le religioni; vogliamo invocare un risveglio delle coscienze dei popoli e un’assunzione di responsabilità di chi li governa, per superare l’indifferenza che circonda questi eccidi, uscendo da un silenzio complice – quando uomini di tutte le fedi, grandi e umili, saremo capaci di identificarci con questi martiri per dire tutti insieme “je suis chrétien”? o dobbiamo pensare che per noi i morti pakistani, irakeni, siriani, nigeriani, keniani, magari proprio perché cristiani, valgono meno dei morti di una metropoli occidentale? –; vogliamo però anche auspicare che, finalmente, da tutto il mondo islamico si levi una voce unitaria di netta e ferma condanna, senza restrizioni e ambiguità, dell’odio e della violenza che il jihadismo, nella sue molteplici sigle, sta scatenando nel mondo.

Ma questa Veglia non solo vuole illuminare con la luce della risurrezione di Cristo le tenebre che in varie forme offuscano il percorso della storia umana. Essa è anche una potente luce capace di portare verità sulle oscurità della nostra vita personale. In questa notte Cristo viene infatti a proporsi a ciascuno di noi come il significato pieno della nostra esistenza. Vale per ogni uomo e donna sulla terra, perché in Gesù, che attraversa la morte per amore per risorgere a vita nuova, si incontrano i fondamenti di una figura dell’umano capace di ricomporre quanto le culture oggi egemoni demoliscono sotto spinte individualistiche, nichilistiche, economicistiche. Abbiamo bisogno di recuperare l’incanto della bellezza, la gioia della festa, la ricchezza dell’incontro con l’altro, la forza che scaturisce dai legami familiari e sociali, la libertà che ci è data solo nella ricerca del bene, la pienezza che si attinge nel momento in cui accettiamo di proiettare la nostra esistenza in un orizzonte di trascendenza.

Tutto questo, poi, per chi condivide la fede in Gesù e si è fatto suo discepolo, si realizza in forza della partecipazione alla sua stessa vita, quella che viene assicurata dai sacramenti che comunicano la sua grazia. Siamo grati pertanto ai nostri fratelli che in questa notte attraverso Battesimo, Confermazione e primo incontro con l’Eucaristia compiono in questa cattedrale la loro Iniziazione cristiana, e li accompagniamo con la nostra preghiera. Per loro si attua quanto l’apostolo Paolo ha proclamato nella lettera ai Romani: «Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4). Di una vita nuova questi nostri fratelli erano alla ricerca e l’hanno trovata in Gesù. Essi sono per noi una preziosa testimonianza di come l’incontro con Cristo possa essere ragione di vita per l’uomo e la donna del nostro tempo, di come Cristo possa essere una proposta attuale per chi cerca un senso pieno alla propria esistenza.

Il Risorto è vivo in mezzo a noi e continua ad attrarre a sé, nella sua Chiesa, quanti sono assetati di una vita piena e felice. Di questo ci è chiesto di essere testimoni, assumendo per noi il mandato affidato alle donne al sepolcro: «Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”» (Mc 16,7). Il Signore ci precede e chiede che noi lo riconosciamo e lo indichiamo ai nostri fratelli nei luoghi del mondo in cui egli si mostra, chiedendoci amore nei fratelli più fragili e poveri e rivelandosi come vita che vince la morte.

Veglia Pasquale – Sabato Santo 4 aprile 2015

 

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