Nuove norme meno rigide approvate dal Senato

Giustizia: la carcerazione preventiva sarà un’eccezione. Più difficile la custodia cautelare anche per omicidio, sequestro di persona e violenza sessuale

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

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Aula di Tribunale

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ROMA – II carcere per chi è in attesa di giudizio tornerà ad essere l’extrema ratio. È passato ieri in via definitiva al Senato, con 177 si, 12 no e 30 astenuti, il testo che modifica il codice di procedura penale e soprattutto le norme sulle misure cautelari. Niente prigione se durante il processo saranno considerate sufficienti misure come il divieto di esercitare una professione e il ritiro del passaporto o l’obbligo di dimora. Saltano gli attuali automatismi applicativi: la custodia cautelare in carcere potrà essere disposta soltanto quando siano inadeguate le altre misure coercitive o interdittive.

CUSTODIA CAUTELARE – Nel merito il provvedimento esclude dunque qualsiasi applicazione automatica della custodia cautelare, considerandola la “prima scelta” solo per mafia e terrorismo. Per gli altri delitti gravi (omicidio, violenza sessuale, sequestro di persona per estorsione) vale invece una presunzione relativa: niente carcere se si dimostra che le esigenze cautelari possano essere soddisfatte con altre misure.

GRAVITÀ- In generale, per giustificare il carcere, il giudice non potrà avere come punto di riferimento la gravità del delitto e le modalità della sua esecuzione. Per privare della libertà una persona l’accertamento dovrà coinvolgere clementi ulteriori, quali i precedenti, i comportamenti e la personalità dell`imputato. Inoltre il pericolo di fuga o che il reato possa essere ripetuto dovrà non solo essere concreto, ma anche attuale.

MISURE – Il carcere, come detto, sarà possibile solo quando altre misure, come quelle interdittive (sospensione dall`esercizio della professione o di un’attività imprenditoriale, dalla potestà di genitori, dall’esercizio di un pubblico ufficio), o coercitive (arresti domiciliari, per esempio), sono impraticabili. In più, se le esigenze cautelari vengono ad aggravarsi, diventa anche possibile il cumulo di una pluralità di misure.

GIUDICE – Più volte, anche da parte della Cassazione, è stata sottolineata la necessità che i giudici non si appiattiscano sulle richieste dei pubblici ministeri. La nuova legge prevede che il giudice, chiamato a pronunciarsi sul carcere, non si limiti più a richiamare gli atti del pm, ma dovrà dare conto, con autonoma motivazione, delle ragioni e, in seconda battuta, spiegare perché gli argomenti della difesa non vengano accolti.

LIBERTÀ E RIESAME – Il Tribunale della libertà avrà poi tempi perentori per decidere e depositare le motivazioni, in caso contrario la misura cautelare perderà di efficacia. Misura che, salvo eccezionali esigenze, non potrà più essere rinnovata. Il collegio del riesame dovrà inoltre annullare l’ordinanza (liberando l’accusato), e non come oggi integrarla, quando il giudice non abbia motivato il provvedimento cautelare o non abbia valutato autonomamente tutti gli elementi. Tempi più certi anche in sede di appello cautelare e in caso di annullamento con rinvio da parte della Cassazione.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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