Ma ancora non ha deciso come spendere questi soldi

Economia, Def 2015: Renzi scopre di avere un tesoretto da 1,6 miliardi. E assicura: non metterò nuove tasse

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – La politica di bilancio presentata nel Documento di Economia e Finanza per il 2015 è volta a 1) sostenere la ripresa economica, in primo luogo evitando qualsiasi aumento del prelievo fiscale, ma anche rilanciando gli investimenti – compresi quelli nell’edilizia scolastica; 2) collocare su un sentiero di riduzione il rapporto tra il debito pubblico e il PIL, così rafforzando la fiducia dei mercati; 3) irrobustire la fase di ripresa dell’economia, che porterà con se un deciso recupero dell’occupazione nel prossimo triennio.

DEF – «Il Def sarà trasmesso alla Camera, al Senato e alla Presidenza della Repubblica, nelle cifre che conoscete», ha detto Matteo Renzi al termine della riunione del Consiglio dei ministri, che ha approvato il documento di programmazione economica e finanziaria. «Nelle prossime settimane», ha aggiunto il premier, «decideremo come usare il bonus da 1,6 miliardi. Lo stabiliremo in base alle priorità e agli spazi che ci sono. Non è nel Documento che si decide cosa fare con quei soldi».

RISORSE – Quanto al Documento, ha spiegato il presidente, «è la fotografia di una situazione economica, e questa fotografia ci dice che le risorse ci sono. Lo dico, e non solo per chi gufa, ma abbiamo riletto il testo pagina per pagina per evitare ritardi nella consegna». Nel programma così attentamente vagliato, ha spiegato Renzi, «non ci sono tasse nuove, è finito il tempo delle tasse da aumentare. Questo è per noi un punto fondamentale, chiaro, centrale. Dobbiamo far sì che i sacrifici non li facciano più i cittadini, semmai qualche politico o amministratore a vari livelli».

CRESCITA – Il quadro macroeconomico prefigurato nel DEF segna il ritorno della crescita dopo un prolungato periodo di recessione. Per il 2015 si riscontra un incremento del PIL pari allo 0,7 per cento, che si porterebbe all’1,4 e all’1,5 per cento nel 2016 e 2017, rispettivamente. Rispetto al tendenziale la crescita risulta lievemente più elevata, in particolare negli ultimi anni dell’orizzonte previsivo; vi contribuiscono gli effetti della politica di bilancio orientata alla crescita, unitamente a quelli delle riforme.

TESORETTO – Vengono confermati gli obiettivi di indebitamento netto indicati lo scorso autunno per il triennio 2015-2017 – rispettivamente pari a 2,6, 1,8 e 0,8 per cento del PIL. La differenza fra le prime stime del 2,5% e il 2,6% stimato definitivamente permette al Governo di fruire in quest’anno di un tesoretto di 1,6 miliardi che sarà usato per interventi di carattere sociale. Viene scongiurata l’attivazione delle clausole di salvaguardia per il 2016, che avrebbero prodotto aumenti del prelievo pari all’1,0 per cento del PIL. Nelle previsioni il rapporto tra debito e PIL crescerà nel 2015 (da 132,1 a 132,5 per cento) per poi scendere significativamente nel biennio successivo (a 130,9 e 127,4), anche grazie al contributo delle privatizzazioni; ciò consentirà di rispettare la regola del debito prevista dalla normativa europea e nazionale.

Infine Renzi ha precisato che non esistono problemi né con le Regioni né con i Comuni. “Non esiste nessun problema con le Regioni. Per le Regioni vale il principio che non c’è nessun aumento di tasse così come per i Comuni: il Def non aumenta i sacrifici, ma fotografa la situazione della legge di stabilità 2015”. Così il premier Matteo Renzi al termine del Cdm: “creare un clima di polemica è aver dato un messaggio inesatto”.

Facendo il punto sull’azione di governo, il premier ha annunciato che “martedì 21 aprile Padoan porterà in Cdm parte dei decreti fiscali, poi la seconda parte arriverà a giugno”. Sul ddl di riforma della Rai, ha spiegato che il testo sarà bollinato lunedì mattina e di lì passerà al Parlamento.

INFRASTRUTTURE – Infine il Consiglio dei Ministri ha approvato anche il Programma delle infrastrutture strategiche 2015, che ha identificato 25 opere prioritarie, per un costo totale di 70,9 miliardi di euro e coperture finanziarie pari a 48 miliardi di euro. Va rilevato che dei 41 mld di risorse pubbliche disponibile ben 31 sono dedicati alla mobilità ferroviaria e cittadina. Rispetto ad altre opere pubbliche contenute nel precedente PIS 2012 si provvederà, a valle di un approfondito confronto con le Regioni, all’aggiornamento sullo stato di avanzamento in sede di definizione della nota di aggiornamento al DEF 2015 a settembre. Relativamente alla capacità di realizzazione delle opere pubbliche – che secondo recenti statistiche vengono attuate scontando un 40% di tempi inerziali sui tempi complessivi di realizzazione – è stato elaborato un Piano di Rafforzamento Amministrativo (PRA) per affrontare le criticità dovute alla scarsa capacità amministrativa. Sempre a questo fine e per la totale trasparenza dei dati, si assume l’impegno di un nuovo sistema di dati aperti, Opencantieri, in cui rendere disponibili ai cittadini tutte le informazioni.

Secondo indiscrezioni, non confermate ufficialmente, nel programma sarebbero inserite opere ferroviarie come la Torino-Lione, il Brennero, la Milano-Venezia, il Terzo Valico e la Napoli-Bari. Tra le opere stradali nella nuova lista restano la A4 Venezia-Trieste, le Pedemontane Lombarda e Veneta, la Tangenziale Est di Milano, la Salerno Reggio Calabria, la 106 Jonica. Confermate le metropolitane di Milano, Torino e la Linea C di Roma. Entrerebbero tra le opere prioritarie i nodi di Palermo, la Tramvia di Firenze e la Metro di Bologna.

 

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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