Nei prossimi giorni le decisioni (prevedibili) dell'esecutivo

Governo: il tesoretto di 1,6 miliardi sarà usato a fini elettorali, come gli 80 euro

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, il Blog di Paolo Padoin, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Matteo Renzi

Matteo Renzi

Ogni volta che si avvicinano le elezioni (regionali il 31 maggio), il governo Renzi resuscita il miracolo del “tesoretto”. Puntuale come la liquefazione del sangue di San Gennaro, spunta una riserva di risorse – di solito frutto delle alchimie della contabilità, e quindi virtuali – usate per incrementare la già debordante spesa pubblica per finalità definite sociali ma che in realtà sono elettorali.

TESORETTO – Renzi ha così potuto sventolare sotto il naso degli elettori un miliardo e mezzo da spendere “a fin di bene”. Soldi che emergono dalle cifre del Def, il documento di programmazione economica varato venerdì sera. Queste risorse, che si dice diventeranno 6,5 miliardi l’anno prossimo, sono il margine che il governo intende tenere di riserva tra il deficit reale (2,5% del pil) e quello programmato (2,6%). Renzi non ha specificato come saranno spesi, rimandando la decisione, ma ha fatto trapelare che a beneficiarne saranno i nuovi poveri probabilmente attraverso l’estensione ai cosiddetti incapienti degli 80 euro già distribuiti l’anno scorso. Sarebbero esclusi ancora una volta i pensionati.

REALTÀ – Se però guardiamo in faccia la realtà e mettiamo da parte il libro dei sogni propinatoci dal Governo, con la ripresa che è sempre alle porte ma non arriva mai, si scopre una realtà diversa. Dopo sette anni di recessione abbiamo perso oltre 10 punti di ricchezza nazionale, abbiamo bruciato un quarto della produzione industriale e abbiamo seppellito il 15% del nostro manifatturiero, un risultato che è peggiore solo di quello della Grecia. Ora ci dicono che è in atto una ripresa, ma che essa è labile, a macchia di leopardo e fondata soprattutto sulle esportazioni, tanto da restare lontana da quella media europea e ancor più da quella americana. Il fatto che l’esecutivo stimi una crescita dello 0,7% nel 2015 e del doppio nei tre anni successivi – prudente il primo numero, un po’ meno il secondo – dimostra che, bene che vada, prima del 2022 non sarà recuperato quanto perso nella stagione recessiva.

POLITICA – Il governo Renzi, in continuità con quelli Monti e Letta, ha finora adottato una politica che non va al cuore dei problemi di fondo della nostra economia. Il carico fiscale complessivo è eccessivamente alto; il Governo dice che le tasse non aumenteranno, ed è bene, ma non basta, serve ridurle drasticamente. La spesa pubblica è abnorme: il Governo dice da tempo che sarà tagliata, ma intanto un anno se n’è andato senza che sia stato fatto. La finanza pubblica è ancora zavorrata dal debito: il Governo nel Def scrive che da qui al 2018 l’indebitamento scenderà di nove punti rispetto al pil. Quindi tutto al futuro e nemmeno tanto prossimo.

Servono scelte più radicali, come un piano di abbattimento del debito sotto il 100% del pil, un’ulteriore, forte riduzione del carico fiscale per le imprese e un piano di investimenti, pubblici e non. Riuscirà il Governo a realizzare tutto questo? Finora ha dato prova o di non volere o di non poterlo fare, ma non disperiamo. Dopo le slides (questa volta Renzi però ci ha rinunciato) e gli annunci speriamo che arrivi finalmente anche qualche fatto concreto.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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