Un poliziotto racconta

«Volante uno da centro! 20 anni a cavallo della pantera della polizia»

di Eventi Pagliai - - Archivio comunicati Pagliai Eventi

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Firenze, 13 aprile 2015 – «Volante uno da centro»: se sei un poliziotto sai che con questa frase l’operatore radio chiama la Volante, richiedendo un intervento. L’agente risponde, l’auto parte in fretta. Cosa sarà stavolta? Una rissa in un bar? Una lite domestica? O magari una rapina? Per capire cos’è veramente la vita in polizia serve qualcuno che la racconti «da dentro», come fa Pietro Gianassi in «Volante uno da centro! 20 anni a cavallo della pantera» (Mauro Pagliai Editore, pp. 336, euro 14), testimonianza vera e “non ufficiale” su un lavoro sporco, difficile, a volte disperato, spesso poco riconosciuto.

Gianassi ha quarantasei anni, e dal 1993 è in forze alla Questura di Livorno dove ora opera nella Squadra Mobile. “Quando la radio chiama”, spiega, “si risponde con trepidazione, curiosità, apprensione, a seconda del tono e della concitazione con cui l’operatore radio pronuncia la frase: ma anche l’intervento più innocuo, all’apparenza semplice e privo di rischi, può nascondere insidie imprevedibili, letali”. In una città apparentemente ‘tranquilla’ come Livorno, dove invece sempre più persone girano armate, lo spaccio di droga è all’ordine del giorno e il numero sempre crescente di extracomunitari ha obbligato gli agenti a confrontarsi con una realtà nuova e complessa. La crisi economica ha portato a un aumento di furti, e le forze dell’ordine devono fare i conti con le poche risorse disponibili a fronte di un numero sempre maggiore di richieste d’intervento. Il poliziotto della volante ha a che fare con la violenza quotidianamente, deve saper difendersi e avere il coraggio di colpire, se necessario anche usare le armi in dotazione – lo sfollagente e la pistola – per proteggere la propria vita e quella altrui. Ed essere abituato al sacrificio, alle minacce subite, al costante pericolo per sé e per i propri familiari.

Lo dimostrano i venti capitoli in cui Gianassi racconta con agghiacciante realismo le operazioni che lo hanno visto protagonista: un diario denso di inseguimenti, arresti, cariche e fughe, momenti di paura, ma anche qualche attimo di leggerezza. La parte finale del libro è dedicata alle testimonianze dei colleghi, quei “compagni d’armi” che a volte, nel lavoro di polizia, sono gli unici amici, mentre ogni giorno i superiori, le commissioni interne, i giornalisti, l’opinione pubblica e i magistrati giudicano quello che hai fatto e come lo hai fatto: “Non si diventa poliziotti per essere apprezzati: è come essere sotto processo ogni giorno!”, ammette Gianassi, che più di una volta è andato a dormire con lividi, costole incrinate o peggio, ma sempre con la certezza, dopo un severo esame di coscienza, di aver fatto del suo meglio per difendere i cittadini e le istituzioni.

 

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