Mancano i soldi, lo spettacolo pirotecnico del 24 giugno è a rischio

Firenze: per i fochi di San Giovanni serve un fundraising. I fiorentini devono frugarsi…

di Sandro Bennucci - - Cronaca, Cultura, il Blog di Sandro Bennucci, Lente d'Ingrandimento, Politica

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I fochi di San Giovanni a Firenze

I fochi di San Giovanni a Firenze

Non ho più l’età per emozionarmi, dato che in mezzo secolo di professione ne ho viste e scritte tante, ma giuro che ho provato una stretta al cuore quando il mio amico Piero Germani, dirigente della società di San Giovanni Battista, mi ha telefonato per informarmi: “Guarda, abbiamo bisogno d’aiuto per fare i fochi del 24 giugno”. Sì, chiedono un euro a ogni fiorentino. Lanciano l’appello in inglese, un fundraising: banalmente una raccolta di fondi. Destinata, ecco il punto, a mettere insieme i soldi, non poi tantissimi, per permettere a Firenze  di vivere la serata speciale nel nome del santo patrono. Significa che nè le banche, nè il comune hanno dato disponibilità. E’ vero che il sindaco, Dario Nardella, appena conosciuta l’iniziativa, si è messo in prima fila dicendo che Palazzo Vecchio parteciperà alla questua, ma è altrettanto vero che dal 1796, anno di fondazione della società per volere del granduca Ferdinando III, non era mai successo che lo scoppiettìo dal Piazzale Michelangelo si dovesse materializzare solo per carità.

SAN GIOVANNI  – Conosco bene la storia dei “fochi” e quella della società che, con grande slancio, li organizza: perché la San Giovanni Battista “che fa la festa con gli scoppi”, oltre 60 anni fa aveva la sede dove abitavo io: al numero 1 di via del corso, davanti alla Banca Toscana. I miei dicevano: “Vedi, quelli fanno i botti con le luci, di notte, sopra l’Arno”. Mi portavano a vederli. Eppoi a mangiare il gelato. Per me, ogni volta, quella del 24 giugno era una serata specialissima. Per questo, a metà degli anni Ottanta, da giovane vicecapocronista de “La Nazione”, m’infervorai fino a diventare rosso rosso in viso, quando m’arrivò sul tavolo un comunicato che annunciava, per la prima volta, che non c’erano soldi e che i fochi di quell’anno erano a rischio. Scrissi articoli … pirotecnici.

SOCCORSO PISANO – Risultato? Un’altra notizia che, da fiorentino, mi fece arrabbiare di più: la Cassa di Risparmio di Pisa finanziava i “fochi” di Firenze in onore di San Giovanni. I pisani in soccorso dei fiorentini! Altro articolo scoppiettante. Altro risultato, stavolta capace di farmi respirare di sollievo: la Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze garantì che, da quel momento, avrebbe finanziato, ogni anno, i “fochi”. Non so esattamente che cosa sia successo nell’ultimo periodo, e nemmeno m’interessa sapere se gli avvicendamenti alla presidenza della Fondazione, o il rinnovo dei consiglieri dei d’amministrazione, abbiano provocato il passo indietro. Se non possono mantenere una promessa solenne fatta alla città da altri, alcuni decenni prima, sono solo fatti loro. Morale? Firenze è costretta a “frugarsi”. E sono convinto che lo farà. Ma lasciatemi dire che, con tutte le tasse locali che paghiamo – giudicate dalla Cgia di Mestre fra le più elevate d’Italia – non si riesca ad accendere quattro petardi la sera del 24 giugno è veramente sconcertante. Ferdinando III si rivolterà nella tomba. E forse anche i vecchi banchieri si agiteranno un po’.

 

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Sandro Bennucci

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Direttore del Firenze Post
sandro.bennucci@firenzepost.it

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