L'episodio reso noto oggi 17 aprile

Firenze, carcere di Sollicciano. L’Osapp: «5 agenti feriti da un detenuto»

di Redazione - - Cronaca

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Il carcere di Sollicciano a Firenze

Il carcere di Sollicciano a Firenze

FIRENZE – Un detenuto di origine marocchina di 29 anni, con fine pena nel 2018 per una serie di reati contro il patrimonio, si è ferito alle braccia nel carcere fiorentino di Sollicciano. Poi, una volta trasferito in infermeria, è andato in escandescenze colpendo prima due agenti penitenziari, poi altri agenti e infermieri. Dopo essere rientrato in cella ha dato fuoco al materasso.

A rendere nota la vicenda è stato oggi 17 aprile, il segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), Leo Beneduci. «Sono cinque – dice il sindacalista – i poliziotti penitenziari che hanno dovuto essere accompagnati al pronto soccorso e che, fatte salve eventuali complicazioni, non potranno rientrare in servizio prima di qualche giorno con ciò, se necessario, peggiorando ulteriormente le già grave penuria di organico della struttura e, in conseguenza, le già precarie condizioni di sicurezza esistenti».

«Come sindacato da mesi stiamo descrivendo e denunciando quanto sia pericolosa e instabile la situazione del principale istituto di pena della Toscana – ha aggiunto Beneduci -. Ma la gravità del contesto sembra essere ignorata proprio dai vertici regionale e nazionali dell’amministrazione penitenziaria a cui fa eco la persistente assenza di iniziative e di pronunciamenti dal parte del Guardasigilli Orlando».

«Anche riguardo alle iniziative dei cocktail-aperitivi nel carcere delle prossime settimane, su cui la direzione del carcere sembra unicamente concentrata, malgrado le carenze di mezzi e di personale, abbiamo ripetutamente avvisato per iscritto le competenti autorità e persino il sindaco Nardella – conclude Beneduci – perché, come purtroppo insegnano che decine e decine di aggressioni che come poliziotti penitenziari stiamo subendo ogni giorno sul territorio nazionale (e di cui nessuno si interessa) oggi più che mai con il carcere in Italia non si può giocare».

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