Dopo l'affondamento di un peschereccio stracarico di persone nella notte

Tragedia migranti nel Canale di Sicilia: 17 navi cercano centinaia di cadaveri. L’appello del Papa (Video)

di Sandro Addario - - Cronaca, Politica, Primo piano

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Nave Orione della Marina Militare

Nave Orione della Marina Militare

MAR MEDITERRANEO – Sono diciassette le unità navali e un aereo impegnate nella ricerca di centinaia di persone disperse nel canale di Sicilia, dopo l’affondamento stanotte 19 aprile di un peschereccio che trasportava – stando alle ultime testimonianze – circa 1000 migranti in fuga dalle coste libiche. Al momento si contano solo 49 persone salvate e 28 cadaveri recuperati.

La zona delle operazioni è a circa 90 miglia a nord di Tripoli e a 120 da Lampedusa. A metà strada in quello che nelle carte nautiche è il «Mediterraneo centrale» ma che più comunemente è ormai chiamato «Canale di Sicilia». Anche se il vero «Stretto di Sicilia» è quello tra l’isola e le vicine coste tunisine.

Queste le forze in campo, coordinate dal Centro Nazionale di soccorso della Guardia Costiera italiana: il pattugliatore Gregoretti della Guardia Costiera, il pattugliatore Orione della Marina Militare che imbarca un elicottero, tre pattugliatori della Guardia di Finanza (il P01 Monte Sperone che era già in zona e due altre unità partite nella notte da Lampedusa e da Messina), una nave della Marina maltese, sei navi mercantili di diverse nazionalità che incrociano in zona, cinque motopesca italiani partiti da Mazara del Vallo. Impiegato anche un aereo Atr42 della Guardia di Finanza partito da Lampedusa per effettuare ricerche più a largo raggio.

Un Atr 42 della Guardia di Finanza

Un Atr 42 della Guardia di Finanza

L’allarme è stato lanciato stanotte dal mercantile portoghese King Jacob – inviato sul posto dal Centro Soccorso della Guardia Costiera – davanti al quale si è ribaltato nelle fredde acque del Mediterraneo (non più di 17 gradi in questo periodo) il peschereccio stracolmo di disperati. Molti all’esterno, ma moltissimi sottocoperta, letteralmente impossibilitati – c’è da immaginarselo – a muoversi e rimasti intrappolati nel natante colato a picco in un fondale di centinaia di metri.

Tutto sarebbe successo durante il tentativo di avvicinarsi al mercantile portoghese: tanta gente si è portata su un lato del fragile peschereccio provocandone il ribaltamento. A centinaia sono finiti in acqua. Persone che arrivano in gran parte da paesi dove non c’è il mare e che non sanno nuotare. Se non riescono ad aggrapparsi a qualcosa, affogano in pochissimo tempo e vanno giù per decine e centinaia di metri. Il mare non li restituirà mai o comunque dopo giorni e giorni. E magari lontanissimo dal luogo del naufragio. Le ricerche intanto continuano senza sosta.

 

L’APPELLO DI PAPA FRANCESCO

Stamani, al termine del Regina Coeli in piazza San Pietro, Papa Francesco ha ricordato commosso le centinaia di vittime di una nuova tragedia di migranti nel Mediterraneo. «La comunità internazionale agisca con determinazione e prontezza – ha detto – perché queste tragedie non si ripetano». «Sono uomini e donne come noi – ha detto riferndosi ai migranti – fratelli nostri che cercano una vita migliore. Affamati, perseguitati, feriti, sfruttati. Vittime di guerre. Cercano una vita migliore. Cercavano la felicità».

 

 

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Sandro Addario

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