La scissione? C'è il timore di perdere poltrone e prebende

Nel Pd è sempre rissa fra Renzi e minoranza. E il Paese sprofonda

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Renzi e Bersani

Renzi e Bersani

È una storia poco edificante  che va avanti da mesi.  Maggioranza e minoranza Pd sono ai ferri corti, ma non decidono una buona volta di chiarire definitivamente le rispettive posizioni: la scissione è sempre a un passo, ma viene sempre rinviata. Con la giustificazione di garantire la sopravvivenza del governo per senso di responsabilità la minoranza dem sembra voler piuttosto garantire la sopravvivenza politica (leggi poltrone) dei suoi maggiori esponenti, che Renzi è intenzionato a far fuori fin dall’inizio della sua avventura.

RENZI – La controversia si accentra da sempre sulle questioni dell’Italicum e del Senato. Dopo la chiusura nel corso dell’ultima Assemblea del partito Renzi ha mostrato qualche timida apertura proponendo in sostanza l’approvazione dell’Italicum così com’è in cambio di modifiche della riforma del Senato.

BERSANI – Il fronte dei bersaniani chiede al premier di scoprire le carte e  di far capire bene come intende cambiare la riforma costituzionale del Senato.  Ma Renzi precisa:”Sulla riforma costituzionale si va avanti, con un confronto parlamentare di merito, ma senza nessuno scambio o concessione. Parlare di offerta ai ribelli sulla carta costituzionale è fuori dalla realtà”. L’ex presidente della Regione Toscana Vannino Chiti (Pd), da sempre favorevole a un senato eletto dai cittadini, replica: “Vedremo se all’apertura politica fatta oggi da Renzi seguiranno atti coerenti. Come è noto la mia preferenza è quella di far eleggere i senatori dai cittadini, in concomitanza con le elezioni dei Consigli regionali. Mi auguro che si voglia davvero – come è possibile – realizzare una buona riforma delle istituzioni: possiamo riuscirci mantenendo per la primavera 2016 la scadenza del referendum, che darà ai cittadini l’ultima parola”. Pippo Civati, ha commentato l’ipotesi di “scambio” tra Italicum e riforme sul suo blog: “Se si può cambiare tutto, e se finora abbiamo scherzato, si faccia il Senato elettivo e si torni al Mattarellum, con il doppio turno di collegio”.  Al premier che annuncia che non accetterà veti Gianni Cuperlo replica che in caso di fiducia sarebbe a rischio la legislatura.

MONTECITORIO – Dibattito dunque acceso, mentre a Montecitorio giungono alla commissione Affari costituzionali 135 emendamenti alla riforma elettorale di cui 11 da parte di esponenti della maggioranza, e il vertice del Pd fa sapere che intende sostituire i dieci commissari della commissione che, critici sul testo, hanno già annunciato che non avrebbero votato a favore del mandato al relatore. Su quest’operazione Stefano Fassina esprime un giudizio lapidario: È “un fatto grave. Si tratta della conseguenza dell’ indisponibilità da parte del presidente del Consiglio a riconoscere le correzioni necessarie affinché il pacchetto Italicum-revisione del Senato non porti ad un presidenzialismo di fatto senza contrappesi e quindi ad una pericolosa regressione della nostra democrazia”.

CITTADINI – Ma la sensazione unanime è che queste schermaglie interessino solo al Pd, i cittadini chiedono che il Governo risolva soprattutto i problemi dell’economia, e sono quasi indifferenti, anzi sono addirittura insofferenti  alle diatribe su riforme, italicum ecc.. Mentre si gioca nel Pd l’ennesimo set del ping pong sull’Italicum, il Fondo Monetario ci assegna mezzo punto di crescita del pil per quest’anno (contro la previsione di +0,7% del governo, peraltro definita volutamente prudente), cioè solo un terzo di quanto pronostichi per l’eurozona nel suo insieme (mentre finora eravamo attestati alla metà della media Ue). Martedì in Consiglio dei ministri verranno discussi tre decreti in materia economica: sull’internazionalizzazione delle imprese, sulla fatturazione elettronica fra privati, sull’abuso di diritto e la riforma delle sanzioni penali in materia fiscale. Ma anche questi non porteranno soverchi benefici.

Le riforme annunciate, a detta dello stesso governo, non produrranno alcun effetto sull’economia, visto che il DEF 2015 prevede zero euro come risultato delle stesse. Insomma tra le aperture per ritrasformare in elettivo il Senato declassato a dopolavoro per consiglieri regionali e la notizia che il nostro debito pubblico ha stabilito il nuovo record storico di 2.169,2 miliardi, secondo voi gli italiani – e in particolare quelli che producono ricchezza per sé e per gli altri – a cosa danno peso?  La risposta dovrebbero fornircela i nostri politici, se non avessero perso, da tempo, il contatto con la realtà.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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