I giudici danno torto alla tesi del Governo

Fisco: la Commissione tributaria di Milano annulla l’accertamento emesso da uno dei dirigenti considerati irregolari

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica

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Padoan  e Orlandi

Padoan e Orlandi

MILANO – Era stato ampiamente previsto: è arrivata velocemente la prima-sentenza che, dopo la pronuncia della Corte costituzionale, ha annullato l’avviso di accertamento fiscale firmato da uno dei funzionari oggetto della pronuncia. Come avevamo affermato ripetutamente sono state quindi sconfessate dai giudici le dichiarazioni del ministro Padoan e del direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, i quali sostenevano la regolarità degli accertamenti.

CTP – La Commissione tributaria provinciale di Milano, con sentenza in data 31 marzo 2015 e depositata il 10 aprile, ha dichiarato la nullità di un avviso di accertamento sottoscritto da un funzionario cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico.

VICENDA – La vicenda è esemplare. Un imprenditore aveva impugnato un avviso di accertamento ai fini Irpef, Irap ed Iva, deducendo molteplici vizi fra cui la nullità dell’atto per l’irregolare sottoscrizione apposta da soggetto non abilitato. La Ctp ha ritenuto sufficiente, ai fini della decisione, l’illegittimità dell’atto in relazione alla sottoscrizione dello stesso, posto che il testo unico sulle imposte sui redditi  prescrive che gli avvisi di accertamento debbano essere sottoscritti, a pena di nullità, dal capo dell’ufficio o da altro impiegato con qualifica dirigenziale da lui delegato. Nel caso specifico l’avviso non era stato firmato dal capo dell’ufficio (il direttore provinciale) bensì da un funzionario, asseritamente da lui delegato. Il ricorrente aveva espressamente chiesto in giudizio che l’ufficio desse prova sia dell’esistenza di tale delega sia della qualifica del delegato. L’ufficio aveva adempiuto alla prima richiesta, depositando la delega, ma non aveva dimostrato il secondo requisito. Il nome del firmatario, inoltre, compariva nell’ordinanza del Consiglio di Stato, citata anche da FirenzePost fra quelli cui erano stati conferiti incarichi dirigenziali senza concorso pubblico

FIRMA – La Commissione ha quindi confermato la tesi che anche noi avevamo sostenuto. Quei 767 dirigenti – che in realtà erano funzionari a cui era stato dato un posto senza il pubblico concorso e che la Corte Costituzionale ha dichiarato decaduti – non avevano il potere di impegnare, nei confronti del contribuente, l’Agenzia delle Entrate, sottoscrivendo atti che andavano a comprimere i diritti del contribuente. Con questo precedente autorevole molti altri contribuenti saranno tentati di seguire la via del ricorso.

E ora, come abbiamo preannunciato, l’Agenzia delle Entrate e lo Stato potrebbero dover fare i conti con il pericolo di un “buco” enorme, di circa 8 miliardi. Il ministro Pier Carlo Padoan e la Dirigente dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi – nominata da Renzi – debbono affrettarsi per risolvere questo grosso pasticcio, del quale sono chiamati, in ultima analisi, ad assumersi la responsabilità.

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Camillo Cipriani

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