Interrogatorio di garanzia lunedì 27 aprile

Arezzo, scomparsa di Guerrina Piscaglia: Padre Graziano non vuole rispondere al giudice

di Redazione - - Cronaca

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Padre Gratien, "Graziano", Alabi (foto dal sito Badiatedaldablog.blogspot.com)

Padre Gratien, “Graziano”, Alabi (foto dal sito Badiatedaldablog.blogspot.com)

FIRENZE – Si svolgerà domani 27 aprile l’interrogatorio di garanzia per padre Gratien Alabi, detto padre Graziano, arrestato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere di Guerrina Piscaglia, la donna scomparsa il 1 maggio 2014 da Ca Raffaello, frazione di Badia Tedalda, nell’Aretino. Il religioso ha già fatto sapere che si avvarrà della facoltà di non rispondere e il suo legale, Luca Fanfani, sta già lavorando al ricorso al tribunale del riesame di Firenze.

«Il ricorso è scontato – commenta il legale del frate congolese di 45 anni – dal momento che non sussistono né il pericolo di reiterazione del reato né il pericolo di fuga. Padre Gratien è sempre rimasto a disposizione anche quando tutti gli altri frati di Ca Raffaello se ne erano andati chi in Africa chi in Francia».

L’ordinanza del gip, composta da una sessantina di pagine, ripercorre la vicenda ricostruendo un quadro indiziario, «uno dei tanti che si possono ipotizzare», dice il legale del frate, ma che, a suo avviso, «resta nel campo delle pure ipotesi. Difficile dire – spiega l’avvocato – che Gratien ha ucciso Guerrina in un lasso di tempo che va più o meno dalle 14,25 alle 14,56 circa, peraltro lungo una strada trafficata come la Marecchiese, dal momento che c’è almeno un testimone che la vede ben oltre le 15 di quel primo maggio».

La procura ha fondato la sua richiesta anche sulla ricostruzione fatta, attraverso gli incidenti probatori, della personalità del frate escludendo però che Guerrina potesse essere incinta a dicembre, quando Padre Gratien si informò da un’amica dottoressa in forza all’ospedale Silvestrini di Perugia sulle pratiche di aborto. In quel momento Guerrina era ricoverata a Novafeltria (Rimini) per altri motivi.

In base all’ordinanza sono usciti di scena invece tutti i messaggi resi famosi anche delle trasmissioni tv, primo fra tutti «vengo e ti cucino il coniglio» citati dallo stesso frate in sede di interrogatorio reso ai carabinieri da testimone a settembre e dunque materiale non utilizzabile in un eventuale futuro processo. «Il mio assistito è tranquillo. In carcere prega e attende l’esito dei prossimi passaggi procedurali» ha concluso Fanfani.

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