I No-Expo 2015: ultimi nati fra i movimenti che si oppongono… a tutto

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Gli ultimi nati della fazione del no, in Italia e anche nel mondo, sono i No-Expo il movimento che si oppone alla grande esposizione di Milano, che s’inaugura il 1 maggio. E che hanno già organizzato manifestazioni contro. I movimenti che protestano contro qualche situazione o qualche evento trovano la loro origine nella sigla Nimby , che riassume una locuzione inglese — not in my backyard, non nel mio cortile — per esprimere le contestazioni contro i progetti di opere e infrastrutture.

WEB – La rete web, e in particolare i social network come Twitter e Facebook, hanno trasformato il concetto da protesta locale in contestazione totale. Si passa  dai No Expo ai No Triv, ai No Tav, ai No Tap, ai No Euro, ai No Muos, ai No Mose, ai No Tunnel tav di Firenze, per citare solo i più famosi. Il fenomeno è stato quindi oggetto di ricerca scientifica, tanto che le società Fleed e Public Affairs hanno presentato un rapporto intitolato #NO2.0 (hashtag no due punto zero) per illustrare come il dissenso comunica sul web, attraverso l’analisi delle dinamiche dei movimenti del no.

RICERCA – La ricerca ha scandagliato 40 milioni di account sui social media, 100mila fonti web e 40 movimenti di opposizione, esaminando tutti i commenti, condivisioni, retweet, mi piace sparsi nella rete. L’analisi di tutti questi dati dimostra che per lo più le aziende che vogliono realizzare un impianto, e il sistema pubblico che deve valutare il progetto, non colloquiano fattivamente e positivamente con i cittadini.

DATI – I dati dimostrano che i No Tav costituiscono il movimento di protesta più attivo, con 13.391 discussioni rilevate, mentre i No Expo – movimento più recente ma di maggiore attualità – con 4.617 discussioni e 50mila interazioni, hanno il maggiore tasso di crescita. Twitter è il canale più usato per la mobilitazione delle opinioni, con una forte interrelazione con i hackattivisti di Anonymous; Facebook invece si presta meglio alla raccolta di adesioni.

MOVIMENTI – Spesso non tutti gli appartenenti a questi movimenti conoscono bene il tema su cui danno risposte. Prima si dà la risposta (il no) e poi per darle una verosimiglianza si cercano conferme e si cancellano le smentite. In genere si cerca di provare l’inutilità dell’oggetto contestato, il forte impatto ambientale, i costi eccessivi rispetto ai benefici, il sistema di malaffare o di arricchimento che vi è sotteso attraverso lobby, comitati d’affari o complotti. A volte le considerazioni che motivano i no sono pertinenti, ma spesso non hanno fondamento. E continuano a rallentare opere che, a torto o a ragione, vengono presentate come fondamentali per lo sviluppo del Paese.

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Camillo Cipriani

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