I big della minoranza dem non votano

Italicum: Renzi alla Camera incassa la prima fiducia (352 si e 207 no), ma è spaccatura. Alla maggioranza mancano 45 voti

di Redazione - - Cronaca, Politica

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Dalla Camera via libera alla riforma delle Province

L’aula della Camera

ROMA – L’Aula della Camera conferma la fiducia al governo sul primo articolo della legge elettorale con 352, 207 no e un astenuto. Alla maggioranza che sostiene Renzi vengono a mancare 44 voti. In realtà i voti in meno per la maggioranza – che sulla carta parte da quota 396 – sono 45, ma ‘guadagna’ il voto favorevole del deputato di Sel, Matarelli. Nel dettaglio, sono 41 i voti in meno del Pd: 38 gli esponenti della minoranza interna che non hanno votato la fiducia, piu’ le assenze giustificate. Gli altri voti ‘mancanti’ arrivano dalle file di Area Popolare: Beatrice Lorenzin in missione, De Mita, De Girolamo e Cera che non hanno partecipato al voto.

PD – I 38 deputati della minoranza Pd che non hanno votato la fiducia al governo sull’Italicum: Roberta Agostini, Albini, Bersani, Bindi, Bossa, Bruno Bossio, Capodicasa, Cimbro, Civati, Cuperlo, D’Attorre, Fabbri, Gianni Farina, Fassina, Folino, Fontanelli, Fossati, Carlo Galli, Giorgis, Gnecchi, Gregori,  Laforgia, Letta, Leva, Maestri, Malisani, Marco Meloni, Miotto, Mugnato, Murer, Giorgio Piccolo, Pollastrini, Stumpo, Vaccaro, Zappulla, Zoggia, Epifani, Speranza. Gianni Cuperlo ha dichiarato subito dopo il voto: “E’ difficile immaginare che lo strappo, come lo definisce il cronista, non abbia delle ripercussioni anche sui termini politici della legislatura e sui tempi della legislatura. Mi sembra che se c’era la possibilita’ che la legislatura avesse un accorciamento dei suoi tempi, porre la fiducia in questo modo sulla legge elettorale, certo, non aiuta”.

RENZI – “Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è #lavoltabuona”. Così Matteo Renzi commenta su tweet l’esito del voto di fiducia.

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Commenti (1)

  • Pierluigi

    |

    Se potessimo tornare indietro nel tempo, alla corte dei vari conti e baroni medioevali, potremmo aggregare come giullari diversi deputati che si prendono lo stipendio a Montecitorio solo per chiaccherare a vanvera.

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