Il provvedimento passa ora alla Camera

Pubblica amministrazione: il Senato approva la riforma. Ecco i tagli e i cambiamenti

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Marianna Madia

Marianna Madia

Dopo una gestazione di 9 mesi ha visto la luce la riforma della pubblica amministrazione. Il testo, emendato a più riprese, è stato approvato con non poche difficoltà e frizioni anche all’interno della maggioranza, ottenendo il via libera dell’Aula del Senato con 144 voti a favore e le opposizioni che non hanno partecipato al voto. Il provvedimento passa ora all’esame della Camera.

Ecco le principali novità:

Dirigenti pubblici – la durata degli incarichi dirigenziali passa da tre a quattro anni, con la possibilità di un solo rinnovo senza concorso per ulteriori due anni, mentre la versione originaria del ddl prevedeva la possibilità di una sola proroga per tre anni. I dirigenti saranno inseriti in un ruolo unico, dal quale le amministrazioni attingeranno gli idonei, e quelli che resteranno privi di incarico verranno collocati in disponibilità. Passato un certo periodo, da definire, decadranno dal ruolo unico. In sostanza, dopo l’ok del Senato, si rende licenziabile il dirigente rimasto inattivo. Viene meno però, per effetto di un emendamento del relatore Giorgio Pagliari (Pd) anche un altro dei punti forti della riforma della dirigenza, quello dello stop agli avanzamenti di carriera automatici. Il riferimento al «superamento degli automatismi nel percorso di carriera» è stato infatti espunto dal ddl. Il ruolo unico prevede l’intercambiabilità della dirigenza statale, regionale e comunale. Tuttavia per i dirigenti diplomatici non è previsto il ruolo unico, eccezioni anche per i dirigenti della camere di commercio per i quali si farà riferimento al ruolo unico regionale. Nessuna eccezione invece per i prefetti, che finora godevano della specialità della carriera.

Telelavoro – viene introdotta la possibilità anche per gli statali di lavorare da casa. Entro tre anni, infatti, deve essere almeno del 20% la soglia dei dipendenti che, se lo richiedono, possono avvalersi del telelavoro.

Staffetta generazionale – prevista una staffetta generazionale nella p.a. a costo zero per le casse dello stato. Gli enti pubblici potranno promuovere il ricambio di personale proponendo al dipendente prossimo alla pensione (a cui spetterà sempre l’ultima parola) di lavorare part-time con stipendio ridotto in modo da favorire nuove assunzioni. Ma saranno i pensionandi che hanno optato, volontariamente, per il part-time e il taglio di stipendio, a dover continuare a versare per interò i contributi previdenziali se vorranno evitare ripercussioni negative sulla pensione.

Segretari comunali – bocciata la richiesta di Sel e M5s di stralciare dal ddl la soppressione della figura del segretario comunale. Il ministro Marianna Madia ha difeso la scelta del governo in quanto, ha sottolineato, «si elimina la figura del segretario, non la funzione». «Ora», ha rimarcato il ministro, «i segretari sono nominati dai sindaci, con la nostra riforma saranno scelti all’interno del ruolo unico». In realtà però, nei comuni capoluogo di provincia e nei centri sopra i 100 mila abitanti, le funzioni apicali potranno essere attribuite anche a un soggetto estraneo al ruolo unico, purché in possesso di «adeguati requisiti culturali e professionali».

Prefetture – via libera anche al taglio delle prefetture. Il testo prevede la creazione degli uffici territoriali dello Stato quale punto di contatto tra cittadini e amministrazione. Nello stesso edificio, ad esempio, ci saranno anche le sovrintendenze e l’Agenzia del Demanio. La riduzione sarà notevole, circa la metà, anche per le Camere di commercio che, fino ad oggi, erano anch’esse su base provinciale. Le prefetture dovranno essere accorpate secondo criteri che faranno riferimento, oltre all’estensione territoriale e alla popolazione, anche al tasso di criminalità di una zona, alla contiguità con aree interessate da flussi migratori e all’eventuale presenza di una città metropolitana. Il numero delle prefetture non è ancora stabilito , ma dovrebbe scendere a 40 – 70 rispetto alle oltre 100 attuali. Le Camere di commercio invece, da 105 attuali, dovrebbero arrivare a 60 e comprendere come minimo 80 mila imprese a livello territoriale.

Società partecipate – Giro di vite per le società partecipate dagli enti locali, che erogano servizi pubblici come la gestione delle risorse idriche, del’energia elettrica, dei rifiuti, oltre 5 mila in Italia. Saranno razionalizzate, eliminate se considerate inutili e potranno essere commissariate se avranno i bilanci in rosso. Inoltre i loro organi di controllo, in particolare i collegi sindacali, saranno nominati secondo criteri che ne garantiranno l’autonomia dagli enti proprietari.

Agenzie, nomine del premier – Il Presidente del Consiglio avrà, per legge, più poteri in materia di vigilanza sulle Agenzie fiscali e le nomine dei vertici in modo che saranno sottoposti al Consiglio dei ministri.

Vincitori – Disco verde anche all’emendamento di Vincenzo Cuomo (Pd) che prevede una corsia preferenziale per assumere i 3 mila vincitori di concorso tuttora in attesa di essere assunti dalla p.a.. Nessuna speranza, dunque, per gli idonei che vedono sfumare anche un tentativo di proroga per cinque anni delle graduatorie richiesto, inutilmente, dalla senatrice del Movimento 5 Stelle, Serenella Fucksia.

Inps – Via libera anche alla costituzione di un polo unico della medicina fiscale: all’Inps saranno attribuite le competenze e le risorse, previa intesa in Conferenza unificata, ora impiegate dalle Asl.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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