Motivo principale? L'arretratezza del sistema produttivo e delle politiche governative

Lavoro, Visco (Bankitalia): Rischiamo una disoccupazione di massa. Duro attacco (documentato) a Renzi e agli industriali italiani

di Paolo Padoin - - Approfondimento, Colonna centrale, Economia, Politica, Primo piano

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Ignazio Visco

Ignazio Visco

ROMA – Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, intervenendo alla presentazione del libro ‘Investire in conoscenza e innovazione’, alla Luiss, ha espresso considerazioni molto critiche sulla politica degli ultimi governi, gelando gli entusiasmi del premier Renzi in merito alle sue riforme. Senza innovazioni e investimenti nel capitale umano “rischiamo una disoccupazione di massa”, ha detto il n. 1 di Palazzo Koch.

INNOVAZIONE – Visco ha sottolineato che “nel giro di 10-20 anni un lavoro su due scomparirà: cosa resta? L’innovazione – ha aggiunto – crea lavoro, ma senza creare le condizioni e investire rischiamo una disoccupazione di massa in un periodo che è di transizione e che non sarà così breve”. Secondo il governatore di Banca Italia “anche parte dei lavori dell’industria manifatturiera italiana scompariranno” nei prossimi 10-20 anni. Visco ha premesso che “uno dei limiti più grossi per cui le imprese italiane non hanno colto i vantaggi della globalizzazione e non sono state dietro al cambiamento tecnologico, sta nella natura delle imprese ma anche nell’ambiente esterno. Se anche si creasse un ambiente favorevole alle imprese e un cambiamento di mentalità – ha proseguito – ci troveremmo comunque con un forte ritardo culturale”. Il governatore di Banca Italia infatti, ha ricordato che “l’alfabetizzazione degli adulti italiani è molto bassa: il 70% degli italiani non comprende ciò che legge o non sa come usare le informazioni scientifiche e tecnologiche che possiede. Siamo molto indietro”. Secondo Visco dunque “non è importante solo fare innovazione, quanto piuttosto saperla prendere l’innovazione”.

USA – Il governatore di Banca Italia infine ha citato una serie di dati per dimostrare che la dimensione delle imprese italiane e la loro mancata crescita dipenda dagli scarsi investimenti in capitale umano: “Anche negli Stati Uniti le imprese nascono piccole come in Italia e hanno la stessa mortalità, una su due dopo un certo periodo muore. Ma se negli Usa un’impresa comincia con 10 addetti dopo due anni questi sono 26, mentre in Italia sono 12. Questo dipende dal capitale con cui quell’impresa viene sostenuta: noi abbiamo cercato di ridurre la fiscalità sul capitale di rischio ma è drammatico che questa cosa non si sappia e che non ci sia informazione sufficiente nemmeno da parte di chi potrebbe beneficiarne. Il futuro resta difficile su questo aspetto – ha concluso Visco – senza innovazione rischiamo una disoccupazione di massa in un periodo di transizione ma che non sarà cosi’ breve”.

FLESSIBILITA – La flessibilita’ del mercato del lavoro italiano ha peraltro disincentivato le imprese a investire in innovazione. Visco ha premesso che “già investire in capitale umano rende molto poco in Italia perché l’impresa vede che non c’è convenienza a investire su quelli che più sanno. Dall’altro lato – ha aggiunto – il maggior disincentivo a investire è venuto dal modo in cui è stato reso flessibile il mercato del lavoro: alle piccole imprese è convenuto investire in contratti part-time e precari per prendere giovani e fargli fare le stesse cose che facevano gli anziani. Chi doveva investire su se stesso – ha continuato Visco – ha pensato che non fosse conveniente farlo”.

Dunque, a detta del Governatore, occorre investire sul capitale umano, che è stato depauperato da anni di politiche populistiche e demagogiche nel campo dell’istruzione. Renzi, lo ha ribadito in occasione dello sciopero generale del ‘settore della conoscenza’, ha molta fiducia che la sua riforma “la buona scuola” sia il giusto rimedio a questa sconfortante situazione. Sarà davvero #la volta buona, come ama ripetere il nostro premier? Per ora il progetto è contestato da tutto il mondo scolastico, ma questo non sarebbe poi un fattore negativo.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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