Analisi impietosa degli esperti di Bruxellesi sui nostri conti

Economia, Renzi: Brava Europa, ma deve progredire. Replica: l’UE cresce, l’Italia assai meno

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Pierre Moscovici

Pierre Moscovici

Partecipando a Firenze agli ‘States of the Union’ organizzati dall’Istituto universitario europeo Matteo Renzi ha tessuto gli elogi dell’Europa, e soprattutto dell’azione del suo governo nella Ue, chiedendo maggiori iniziative per la crescita. Ha affermato in particolare: “l’Europa di oggi è un alunno dotato di grande talento ma non applica tutto quello che può. Abbiamo bisogno di un’Europa più forte e più innovativa. Non possiamo permetterci la nostalgia e il rincorrere solo le emergenze”.

UE – Belle parole, come sempre, ma sta di fatto che, nel consueto bollettino di primavera, la Ue preveda un futuro  roseo per l’Eurozona, ma in parte più limitata per l’Italia. Per il nostro paese rileva un lieve ritorno alla crescita sotto forma di ripresina, conti pubblici imbrigliati sebbene con qualche fattore di rischio, inflazione in ripresa, disoccupazione ancora a livelli elevatissimi.

EURO – L’Eurozona crescerà nel 2015 dell’1,5 per cento e dell’1,9 nel 2016. Locomotive saranno l’Irlanda (3,5) e la Polonia (3,4). Inflazione per tutti all’1,5. Fine rischio deflazione, il dato si avvicina alla soglia in cui la Bce potrebbe cambiare la politica monetaria e riprendere a controllo il costo del denaro. Il che potrebbe accadere dal 2017. Disoccupazione all’11 e al 10.5, nell’Eurozona, nei due anni, con l’Italia che resta l’eccezione permanendo a oltre il 12,7%.

ITALIA – In Italia nel 2015 il pil salirà appena dello 0,6%, soprattutto grazie alla domanda esterna (l’Istat prevede lo 0,7), ma l’anno prossimo si arriverà all’1,4%, si stima per merito degli investimenti pubblici dei consumi destinati a consolidarsi. Si nota però che il debito ha toccato il massimo nel 2014 (132,1% del pil) e che una lenta discesa è cominciata (130,6 nel 2016). La Commissione osserva che «il deficit strutturale (al netto di ciclo e una tantum) peggiora leggermente». E che «permangono rischi per queste prospettive di bilancio collegate a possibili manovre espansive aggiuntive annunciate nel Programma di Stabilità e non ancora presentate nei dettagli». Si tratta di un timido segnale di incoraggiamento che – purtroppo – non fa venire meno le criticità.

COMMISSARIO – Il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici ha infatti sottolineato che la sfida maggiore per l’Italia resta l’elevato debito «con la crescita che resta debole. Perciò bisogna articolare una politica di bilancio prudente con un’agenda di riforme che resta ambiziosa». Sul buco nei conti aperto dalla sentenza della Consulta sulle pensioni chiarisce: «È competenza delle autorità italiane dire quali sono le misure che intende prendere per compensare le perdite e garantire che l’Italia resti nella pista prevista del Patto di stabilità».

LAVORO – Al di là di tutto, è la situazione del mercato del lavoro ad oscurare il quadro. Nel 2014 è rimasto a casa il 12,7 per cento della forza lavoro: nel biennio appena cominciato il dato previsionale scende al 12,4 (l’Istat prevede 12,5%), non un gran che, anche se il dato migliora rispetto ai calcoli invernali. I numeri dipingono bene la situazione. Cresce l’occupazione (+0,6 nel 2015) ma la disoccupazione resta congelata sulle alte vette. Vuol dire che la ripresa non è in grado di rimettere in moto i meccanismi virtuosi, che le imprese – oggi intorno al 60 per cento della loro capacità produttiva – stanno riprendendo aria senza aprire nuovi varchi.

DEFICIT – Preoccupazioni anche per il deficit pubblico: nel 2014 siamo saliti al tre per cento. La caduta della spesa per interessi ha solo marginalmente bilanciato l’erosione del surplus primario. Nel 2015 il deficit dovrebbe andare al 2,6 per cento, per poi scendere al 2 per cento. La spesa primaria cresce dell’1,3 per cento come conseguenza degli «80 euro» contribuendo ad un aumento generalizzato degli esborsi di stato.

Una situazione dunque in chiaroscuro, anche se si rileva qualche segno positivo. E su tutto questo pesa il macigno degli effetti della sentenza della Corte costituzionale in merito alle pensioni, che dovrebbe comportare un esborso per le casse pubbliche di un ammontare variabile da 10 a 16 miliardi. In merito al quale sicuramente la Commissione esprimerà le valutazioni del caso, dopo che il Governo avrà adottato i provvedimenti necessari, che potrebbero addirittura comportare uno sforamento del limite del 3% stabilito dall’UE.

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Camillo Cipriani

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