Ma tutto pare rimandato a dopo le elezioni

Pensioni: il Governo pensa a rimborsi graduali. Ecco come si calcolano le somme da avere

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Renzi e Padoan

Renzi e Padoan

Palazzo Chigi è alle prese con il potenziale buco tra i 14 e 16 miliardi (19 al lordo delle tasse) che si aprirebbe se si scegliesse la via di rimborsare in toto e tutto insieme il mancato adeguamento delle pensioni deciso a fine 2011 e bocciato dalla Consulta. Non solo. Ai 16 miliardi il governo dovrebbe aggiungere i 10 che servono a evitare l’aumento dell’Iva e delle accise nel 2016. Insomma una manovra da circa 30 miliardi. Prescindendo dal problema, grave, degli arretrati, intanto l’esecutivo dovrebbe assicurare la perequazione degli assegni in pagamento dal mese prossimo ottemperando alla sentenza.

GOVERNO – Renzi ha già accantonato l’ipotesi di ridare subito tutto a tutti, nonostante il pressing di opposizioni e sindacati. A prevalere sarebbe invece l’opzione, questa sì di nuovo incostituzionale, di porre dei limiti ai rimborsi. Obiettivo? Rispettare parzialmente i della sentenza ma «minimizzando» l’impatto sulla finanza pubblica e «nel rispetto degli obblighi imposti dalle regole Ue». Quello di non sforare il tetto del 3% nel rapporto deficit/Pil, in primis – che rispetto alle previsioni del Def, consentirebbe un margine di manovra di 7-8 miliardi – ma anche di procedere con l’aggiustamento strutturale e con il calo del debito. Per far questo occorre tener conto di tutta una serie di considerazioni.

IL COMMA 25  – Il dispositivo della sentenza prevede l’incostituzionaltà – e quindi l’abrogazione – di una parte del comma 25 del decreto che pomposamente allora Monti definì salva-Italia, quello che appunto concede la rivalutazione solo ai trattamenti fino a 1.405 euro lordi al mese. Ma a quanto pare non interviene sull’ultimo periodo dello stesso comma, che abrogava la più blanda stretta sulle rivalutazione già introdotta nel luglio 2011 dal governo Berlusconi. Vuol dire che si tornerebbe alla norma precedente che applicava la rivalutazione per fasce di reddito, con poche limitazioni, garantendo il 75 per cento dell’inflazione anche oltre quella soglia.

RATE – Alcuni aficionados del Governo, come il sottosegretario Zanetti (guarda caso proveniente da Scelta civica, il partito di Monti), hanno lanciato l’idea di non rimborsare affatto gli assegni più elevati, oltre i 3.000 euro lordi al mese. Si valuterà piuttosto una modalità di restituzione degli arretrati ‘a rate’ (sembra che si pensi anche all’erogazione tramite titoli di Stato) e graduati per fasce di reddito, in modo da gravare il meno possibile sui conti di competenza di quest’anno. La decisione è squisitamente politica. E di nuovo in odore di incostituzionalità

SINDACATI – In questo momento l’esecutivo è sotto la pressione dei sindacati, che chiedono l’applicazione integrale delle norme ripristinate dalla Consulta ed anche dell’opposizione, che chiede l’esecuzione senza se e senza ma della sentenza. Il segretario della Lega Salvini ha reiterato la minaccia di occupare il ministero dell’Economia, dando tempo fino a martedì.

CALCOLO ARRETRATI – Per chi volesse calcolare facilmente l’importo della pensione aggiornata, secondo il dettato della corte, un giornale specializzato (pensionioggi.it) ha messo a disposizione di tutti un calcolatore che consente di quantificare gli arretrati e l’assegno che ciascuno avrebbe diritto di ricevere. Ad esempio, per una pensione di 3.100 euro mensili lordi, gli arretrati lordi a partire dal dicembre 2011 ammonterebbe a 6022,64 e l’assegno mensile salirebbe a 3279,86 euro lordi. Chi vuole sapere a quanto ammonterebbe la restituzione degli arretrati e l’importo dell’assegno aggiornato può cliccare qui.

SOLUZIONI – Poiché è impensabile (il governo lo ha detto chiaramente) concedere subito l’intera rivalutazione a tutti, e se si vuole evitare altri ricorsi in massa alla Corte costituzionale (escludendo quindi l’ipotesi di fissare una soglia che appaia come spartiacque tra le pensioni normali e quelle più elevate), Renzi e Padoan potrebbero decidere di applicare un meccanismo graduale per tutti. Formulato in modo tale da riconoscere una quota di rivalutazione,  diluita nel tempo, anche ai trattamenti più elevati. È una quadratura del cerchio difficile da attuarsi in tempi brevi, tanto più che le elezioni regionali sono alle porte e il premier è molto attento a non scontentare una vasta platea di elettori.

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Camillo Cipriani

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redazione@firenzepost.it

Commenti (1)

  • claudio

    |

    Bell’ articolo, chiaro e semplice. Peccato che i calcolatori a cui rimanda e tutti gli altri sparsi per la rete diano risultati ” e di molto differenti”. E sopratutto DIVERSI da cio’ che INPS ha eseguito.
    Chissa’ perchè INPS non divulga il suo calcolo
    agli interessati?

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