Il premier e la sentenza della Corte Costituzionale

Pensioni, Renzi: la restituzione sarà soltanto parziale. Ma il governo può permettersi comportamenti illegali, vietati in un Paese di diritto?

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Politica

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Matteo Renzi

Matteo Renzi

ROMA – Intervenendo a RadioAnch’io Renzi ha anticipato i propositi dl governo in merito all’esecuzione della dentenza della Corte costituzionale. «Restituiremo una parte di questi soldi. Stiamo studiando come fare a rispettare la sentenza e contemporaneamente l’esigenza di bilancio sapendo che questi soldi purtroppo non andranno ai pensionati che prendono 700 euro al mese. Ma la mia preoccupazione è per chi prende poco, poco, poco», ha aggiunto.  «Mai mi troverò a criticare la sentenza della Corte: sono molto rispettoso delle istituzioni», ha quindi spiegato il premier parlando della sentenza della Corte Costituzionale sulle pensioni. Senza però soffermarsi sul fatto che chi prende 700-1000 euro al mese, in moltissimi casi ha versato pochissimi contributi o non ne ha versati affatto. Chi percepisce pensioni alte, quasi sempre ha versato contributi altissimi per oltre 40 anni. Quelle pensioni non sono solo un diritto acquisito sono proprietà personale. Metterle in discussione è come mettere in discussione il principio della proprietà privata.

PROMESSA – «Non tocchiamo i soldi dei pensionati. Il governo non metterà le mani nelle tasche degli italiani, non toglieremo niente a nessuno. Il governo Monti ha bloccato l’indicizzazione delle pensioni, questo blocco è stato giudicato incostituzionale: ormai ci troviamo sempre a risolvere i problemi provocati da altri», ha spiegato il premier. Sembra però una delle solite promesse renziane. Da un lato Renzi sostiene di non criticare la Corte e di non voler togliere niente a nessuno, dall’altro afferma che il governo restituirà solo in parte il dovuto, mettendo così di nuovo le mani in tasca ai pensionati. Si tratta, come evidente, di due affermazioni incompatibili fra loro, secondo lo stile del premier. Ma i pensionati, colpiti dal nuovo scippo, reagiranno con ulteriori ricorsi. Una storia infinita. Perché il governo insiste in comportamenti illegali? E come se i pensionati, improvvisamente, smettessero di pagare le tasse. Ma viviamo ancora in un Paese di diritto?

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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