Confermata la cifra del rimborso medio

Pensioni, il governo decreta: 500 euro una tantum per chi ne prende meno di 3.000 lordi. E’ uno scippo: perché pagano solo i pensionati?

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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Renzi e Padoan

Renzi e Padoan

ROMA – Nessuna sorpresa dal Consiglio dei Ministri odierno, che si è occupato di pensioni, rispetto a quanto anticipato in Tv da Matteo Renzi. Il quale ha iniziato la conferenza stampa così: «Vi ricordate la differenza tra 2,5% e 2,6% di deficit che voi giudicavate inesistente? La utilizziamo per le pensioni per un totale di 2 miliardi e 180 milioni che andranno a 3,7 milioni di pensionati».

BONUS – Per prima cosa, il premier ricorda che, da giugno, le pensioni saranno liquidate tutte il primo giorno del mese. E passa poi ad illustrare il provvedimento principale, confermando innanzitutto che il bonus, l’una tantum, arriverà dal primo agosto a 3,7 milioni di pensionati. Con esempi: «Se tu prendi 1.700 euro lordi di pensione, l’1 agosto il bonus darà 750 euro, se  prendi 2.200 euro scenderà a 450 euro. Se  invece hai 2.700, prenderai soltanto  278 euro. È un una tantum. Saranno esclusi, come previsto i ‘ricconi’ con assegno sopra 3.200 lordi al mese». E  spiega: «Avremmo potuto discutere per mesi, perché naturalmente si pone il tema che se do a qualcuno tolgo ad altri (ma non si rende conto che è stato tolto un diritto? ndr). Se, come dice qualcuno, si doveva azzerare la norma avremmo dovuto trovare 18 miliardi, togliendo risorse ad asili, infrastrutture, dipendenti. Sarebbe stata una cifra molto rilevante». Altra obiezione: ma perché solo i pensionati devono contribuire a queste spese generali e non tutti gli altri cittadini? Ribadiamo: si sta parlando di mancata perequazione sulle pensioni, non di elargizioni statali…

INDICIZZAZIONE – Renzi ha parlato poi del tema dell’indicizzazione che partirà nel 2016: «Chi guadagna 700 euro avrà 180 euro di rivalutazione all’anno, 15 euro al mese» per gli assegni da «2.200 sono 99 euro e per quelli da 2.700  60 euro all’anno, 5 euro al mese». Rispondendo a chi  fra i politici ha criticato il provvedimento, il premier ha spiegato che «suona paradossale la critica in bocca ai politici che l’hanno votata: noi facevamo altri mestieri, io tappavo le buche a Firenze. È il colmo che ora dicano che bisogna restituire tutto, è ridicolo. Noi siamo qui a correggere errori di altri».

RICORSI – Ma, al di là della polemica politica, anche le associazioni di categoria sparano sul provvedimento governativo e annunciano ricorsi e class action. Per primo il Codacons: «La misura annunciata dal premier è incostituzionale e, come tale, sarà impugnata per ottenerne l’annullamento». In una nota si annuncia il ricorso dopo la class action avviata sulla questione. I conti non tornano nemmeno alla Cgia di Mestre: «Se i dati illustrati da Renzi dovessero essere confermati, il rimborso erogato sarà pari a circa l’11 per cento dell’importo effettivamente spettante ai pensionati», dice il segretario, Giuseppe Bortolussi. E allora? Ribadiamo le critiche già espresse sul provvedimento e sul comportamento del Governo, che ha compiuto un ennesimo scippo ai danni dei pensionati e si permette di violare obblighi di legge. Ossia quelli che vengono imposti a tutti dall’esecuzione di una sentenza della Corte Costituzionale. La quale ha ribadito un principio fondamentale: che asili, infrastrutture, dipendenti pubblici e altro devono essere pagati da tutti. E non solo dai pensionati.

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Camillo Cipriani

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