Le motivazioni della sentenza di appello

Firenze, Veronica Locatelli morì al Forte Belvedere: «Non fu colpa sua. Domenici aveva omesso la chiusura dell’area»

di Redazione - - Cronaca

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Una fiaccolata per ricordare Veronica Locatelli

Una fiaccolata per ricordare Veronica Locatelli

FIRENZE – «Cause esclusive» della morte di Veronica Locatelli, che il 15 luglio 2008 precipitò dai bastioni di Forte Belvedere a 37 anni nel giorno del suo compleanno, «furono la mancanza di illuminazione, di segnalazione del pericolo e la insidiosa conformazione dei luoghi».

Lo si legge nelle motivazioni con cui la Corte d’Appello di Firenze il 27 febbraio scorso ha escluso – diversamente da quanto affermato dal tribunale in primo grado – il concorso di colpa della vittima nell’incidente mortale al Forte Belvedere.

La giovane donna «in nessun modo ebbe un comportamento anomalo né fu imprudente», né «effettuò una rincorsa dal terrapieno», né «saltò», né «vi camminò sopra», ma «fu tratta in inganno dalla mancanza di luce aggravata dalla conformazione dei luoghi che di notte faceva apparire ‘il vuoto per pieno’» – proseguono le motivazioni – aggiungendo che «era del tutto imprevedibile per la Locatelli, perché non illuminato, non segnalato e non interdetto, quindi non visibile, che tra un terrapieno e un altro si aprisse un precipizio di otto metri».

Leonardo Domenici

Leonardo Domenici

La Corte di Appello ha riformato la sentenza di primo grado per l’allora sindaco di Firenze Leonardo Domenici, aumentando la pena a lui inflitta per omicidio colposo da 10 mesi a un anno e sei mesi. «Se il sindaco non avesse omesso di disporre la chiusura» del Forte Belvedere, scrivono ora i giudici di appello nelle motivazioni, «Veronica Locatelli non sarebbe precipitata come Luca Raso», il giovane turista romano morto in condizioni pressoché identiche il 3 settembre 2006.

Domenici era stato «ripetutamente avvisato della pericolosità strutturale del Forte e del rischio per la salute delle persone» e che «le opere per mettere in sicurezza i luoghi non erano state realizzate». In mancanza di protezione «il sindaco non doveva consentire al pubblico di ‘fruite di tutti gli spazi’, specie di notte». E comunque sia, «il sindaco assume una posizione di garanzia sulla base di una generale norma di diligenza che impone di vigilare sull’incolumità dei cittadini per evitare situazioni di pericolo». Nella stessa sentenza, sempre criticando gli argomenti del Tribunale, la Corte di Appello ha condannato a un anno e sei mesi ciascuno – erano stati assolti in primo grado – il responsabile della sicurezza, Guido Gherpelli, e Susanna Bianchi della cooperativa che ebbe in gestione il Forte per iniziative estive, mentre venne confermata l’assoluzione per il perito tecnico Ulderigo Frusi.

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