Approvato in via definitiva il testo già passato al Senato

Giustizia: la Camera approva le nuove norme sulla corruzione. E torna il falso in bilancio

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Dalla Camera via libera alla riforma delle Province

L’aula della Camera

ROMA – L’aula della Camera l’ha approvato con 280 sì, 53 no e 11 astenuti, senza modifiche rispetto al testo del Senato, il ddl anticorruzione, che diventa quindi definitivo. Hanno votato a favore Pd, Sel, Scelta Civica, Per l’Italia, Area Popolare, gli ex 5 stelle di Alternativa Libera. Hanno votato contro Forza Italia e M5S. La Lega si è astenuta.  Il Ministro della giustizia, Andrea Orlando, imitando Renzi, ha twittato:

Con la nuova legge #anticorruzione il falso in bilancio ritorna ad essere un reato punito con sanzioni severe.

— Andrea Orlando (@AndreaOrlandosp) 21 Maggio 2015
Il provvedimento prevede più carcere per i principali reati contro la Pubblica Amministrazione ma anche sconti di pena per pentiti e collaboratori, reintroduce il delitto di falso in bilancio, obbliga i condannati a restituire il maltolto e rinforza i poteri dell’Anac.

CORRUZIONE – Viene punita con una pena da sei a dieci anni di reclusione la corruzione propria, commessa da pubblici ufficiali, mentre va da 6 anni nel minimo e a 10 anni e 6 mesi nel massimo quella per induzione. Per la corruzione in atti giudiziari si rischia da 6 a 12 anni. Sale a 5 anni il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per chi è condannato per un reato di corruzione. In caso di corruzione per l’esercizio della funzione, in atti giudiziari, induzione indebita concussione e peculato il patteggiamento sarà condizionato alla restituzione del prezzo o del profitto del reato.

ASSOCIAZIONE MAFIOSA  – L’associazione di stampo mafioso è punita con la reclusione da 10 a 15 anni (ora la pena va dai 7 ai 12 anni). Pene più severe anche per i boss alla guida del sodalizio mafioso: da 12 a 18 anni (e non più da 9 e 14). Se l’associazione è armata la pena della reclusione è aggravata e va da 12 a 20 anni, mentre per i suoi leader rischiano da 15 a 26 anni.

FALSO IN BILANCIO  – Il falso in bilancio, con cui spesso vengono costituiti “fondi neri”, torna a essere reato. Ma non un reato di danno, bensì di pericolo: non si dovrà provare di aver alterato il mercato o di aver prodotto un danno alla società, come invece chiedevano FI e Ncd. Il testo approvato prevede una distinzione tra società quotate e non quotate. Chi falsifica il bilancio di società quotate in borsa, rischia da 3 a 8 anni di reclusione. Per le altre società, nel caso in cui «consapevolmente» si espongano «fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero» o li si omettano, la reclusione va da 1 a 5 anni: niente intercettazioni, dunque, previste per i reati con condanne sopra i 5 anni. I fatti di lieve entità sono puniti con il carcere da 6 mesi ai 3 anni; prevista, la non punibilità per particolare «tenuità del fatto». Per tutti i tipi di società salgono le sanzioni pecuniarie: i vertici rischiano di pagare dalle 200 alle 600 quote.

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