I dati di Unioncamere

Toscana, economia: ecco come crescono le nuove imprese

di Redazione - - Cronaca, Economia

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La sede Unioncamere

La sede Unioncamere

FIRENZE – Sono state 8.445 le iscrizioni di nuove imprese ai registri delle Camere di Commercio della Toscana nel primo trimestre del 2015, evidenziando un calo (-2,1% rispetto allo stesso periodo del 2014) che è tuttavia inferiore rispetto a quanto fatto registrare dalle imprese cessate (9.425 quelle ”non d’ufficio”, per una variazione del -4,1%). E’ quanto emerge dal rapporto Movimprese Toscana – I trimestre 2015, diffuso da Unioncamere Toscana. Al netto dei fattori ”stagionali” (le cessazioni, tradizionalmente, si concentrano nei primi mesi dell’anno), il dato relativo agli ultimi dodici mesi (oltre 26 mila iscrizioni, circa 23.500 cessazioni) evidenziano un saldo positivo (+2.529 imprese) ed un’accelerazione del tasso di crescita imprenditoriale (+0,6%), in progressiva ripresa dalla fine del 2013. La dinamica imprenditoriale che emerge dai dati di inizio 2015 si caratterizza dunque per un rallentamento del fenomeno delle chiusure aziendali, accompagnato dalla contrazione delle situazioni di crisi: 240 i fallimenti (-18,8%), diminuiti ad un ritmo ben più accelerato rispetto alla media nazionale (-0,5%); 43 le aziende che hanno aperto concordati fallimentari o preventivi e accordi di ristrutturazione debiti, un numero dimezzato (-51%) rispetto al primo trimestre 2014.

RIPRESA – Anche il conto delle 1.909 aziende toscane entrate in scioglimento e liquidazione evidenzia inoltre una sensibile diminuzione (-8,6%) rispetto all’ inizio del 2014. ”I primi mesi dell’anno segnano una fase di transizione da un periodo di recessione ad uno di moderata ripresa, anche se presentano segnali contraddittori – ha detto Andrea Sereni, presidente di Unioncamere Toscana – da un lato le iscrizioni di nuove imprese nel periodo gennaio-marzo sono state meno di un anno fa, dall’altro, pur rimanendo tante, le aziende in scioglimento e liquidazione diminuiscono, così come le chiusure, i fallimenti e le situazioni di crisi aziendale: è soprattutto a questo segnale che dobbiamo guardare in prospettiva futura”. “Le imprese cominciano a percepire che il vento dell’economia sta cambiando direzione, e quelle che sono state in grado di resistere fino a questo momento si stanno attrezzando per agganciare gli spunti positivi attesi per i prossimi mesi – aggiunge Sereni – Affinché ciò si traduca in ripresa effettiva occorre tuttavia che non vengano meno alcune fondamentali condizioni di contorno, mettere l’impresa al centro dell’azione riformatrice del Governo e del Parlamento, semplificando il quadro normativo e fiscale su impresa e lavoro, e lavorando con determinazione per semplificare ‘la burocrazia’ che frena gli imprenditori

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