Parla il candidato della lista Sì Toscana a sinistra

Elezioni regionali Toscana 2015, se sarò presidente: Tommaso Fattori

di Tommaso Fattori - - Lente d'Ingrandimento, Politica

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Tommaso Fattori  Si-Toscana a sinistra

Tommaso Fattori

Sono nato a Firenze e ho 43 anni. Organizzai il primo Forum Sociale Europeo del 2002, Firenze.  Componente fondatore del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e dell’European Water Movement. Ambasciatore europeo per l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) “Water is a Human Right” e coordinatore italiano per l’ICE sulla libertà di stampa e il pluralismo dei media. Sono direttore di Transform!Italia e membro del comitato direttivo dell’European Network of Political Foundations a Bruxelles. Nel 2014 mi sono candidato alle elezioni europee con la lista L’Altra Europa con Tsipras. I toscani mi dovrebbero votare per questi tre motivi:

1) Un piano speciale per il lavoro. La crisi economica e la delocalizzazione delle imprese mostrano il conto anche sul nostro territorio: il tasso di disoccupazione, nel 2014, è arrivato al 10,1% della popolazione in generale e al 35,7% tra i giovani. Le risposte messe in campo a livello nazionale dal Governo Renzi (il cosiddetto “Jobs Act”) non hanno fatto che peggiorare la situazione, livellando verso il basso i diritti di tutte e tutti. Sul piano delle politiche attive del lavoro, inoltre, i tanti e frammentari provvedimenti del Governo e della Regione, da Garanzia Giovani a Giovani Sì, non hanno prodotto né nuovo lavoro, né stabilità. Borse e tirocinanti utilizzati in maniera impropria hanno tolto valore al lavoro giovanile, ridotto i diritti e non hanno costruito nessuna prospettiva reale. Altro che Jobs Act: noi diciamo Sì al “Workers Act” proposto dalla campagna Sbilanciamoci, una riforma del lavoro fatta per generare lavoro e diritti e non per distruggerli. Proponiamo un nuovo progetto di politica per il lavoro: vogliamo superare il vincolo del patto di stabilità e predisporre un piano per la piena e buona occupazione, ripristinando ed estendendo i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori cancellati dal Jobs Act.

2)  Un servizio sanitario pubblico di qualità per tutte e tutti, in ogni territorio della regione L’idea del sistema sanitario toscano come fiore all’occhiello del governo locale non corrisponde più alla realtà. Tanti cittadini si trovano a fronteggiare lunghe liste di attesa e un sistema di compartecipazione alla spesa (ticket, percorso di digitalizzazione, ecc.) che spesso li spingono a rivolgersi fuori del servizio pubblico, nel privato, e a pagare di tasca propria esami, prestazioni diagnostiche, visite specialistiche o, addirittura, a rinunciare alle cure. L’ultima riforma targata Rossi attua un’idea di accentramento istituzionale (tre sole aziende di area vasta) che penalizzerà i territori, che rischiano di non contare più nulla all’interno del governo e della programmazione sociosanitaria. C’è un patrimonio essenziale che va invece riorganizzato, non dismesso. Vogliamo, per la nostra Regione, una sanità pubblica universalistica e solidale, il cui strumento più efficace, equo ed economicamente sostenibile di finanziamento sia la fiscalità generale, sulla base del principio della progressività. Vogliamo porre fine alla devastazione rappresentata dai tagli lineari e dalle politiche di austerity, promuovendo l’equità e combattendo la corruzione, i veri sprechi, le inefficienze, la gestione del potere per fini politici.

3) Per il reddito minimo e un uovo welfare universale che assicuri libertà, dignità, autonomia La crisi economica, la disoccupazione e la precarietà stanno riducendo sempre più persone, anche in Toscana, in condizioni economiche e sociali che impediscono una vita libera, autonoma e dignitosa. Il reddito minimo è una misura semplice e universale, che in forme diverse esiste in tutti i paesi europei tranne Italia e Grecia e che lo stesso Parlamento Europeo ha raccomandato di adottare (risoluzione 2010/2039), come strumento di lotta alla povertà e di promozione sociale. Sosteniamo la campagna Reddito di Dignità lanciata da Libera e altre organizzazioni perché il Parlamento discuta al più presto una legge nazionale sul reddito minimo. Anche la Regione può fare la sua parte: proponiamo che la Toscana si metta in prima fila nell’estensione dei diritti sociali, istituendo un reddito minimo, sotto forma sia di erogazione monetaria diretta sia di servizi (dalla formazione all’accesso alla cultura, dall’abitare ai trasporti), per restituire dignità alle persone, per assicurare continuità di reddito ai giovani, per spezzare le catene della precarietà. Un reddito minimo di dignità non è un’alternativa al lavoro, ma uno strumento che metta tutte e tutti, in particolare i giovani, in condizioni di trovare un lavoro decente.

 

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SI VOTA SOLO DOMENICA 31 MAGGIO 2015 DALLE 7 ALLE 23

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