Affermazioni ad effetto di Renzi e reazione dei tre leader confederali

Renzi: vorrei un sindacato unico. I confederali insorgono: vuole imitare Putin

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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I tre segretari confederali

I tre segretari confederali

ROMA – Nuovo botta e risposta fra Renzi e i sindacati confederali. Il premier, partecipando a una trasmissione tv (Bersaglio mobile su La7) aveva auspicato la creazione di un sindacato unico: “Spero che anche tra i sindacati si possa tornare a discutere e che prima o poi si arrivi al sindacato unico. Non sono cattivo con i sindacati, ma ci sono delle cose che non capisco – ha aggiunto -. Per anni hanno detto che si doveva trasformare il lavoro precario in stabile. Per la prima volta c’è un governo che fa questo”. Cgil, Cisl e Uil hanno subito contestato Renzi.

CGIL – Susanna Camusso per la Cgil è la più dura: “Penso che il tema del sindacato sia quello del sindacato unitario. Il sindacato unico è invece una concezione che esiste solo nei regimi totalitari. Una concezione sbagliata, perché presuppone che la totalità di orientamenti e la rappresentanza di tutti i soggetti, anche diversi, che vi sono nel mondo del lavoro, vengano inclusi in un pensiero unico che non fa parte della modernità”.

UIL – Analoga la posizione del segretario della Uil Carmelo Barbagallo che dice: “Come ce l’ha Putin”. “Dove c’è un sindacato unico – ha detto spiegato – o ci sono governi totalitari o ci sono lavoratori che stanno peggio. Si deve rassegnare a un sindacato riformista. Vorrei capire poi cosa pensa della rappresentanza degli imprenditori nel ruolo di parte sociale. Pensa pure lì a un sindacato imprenditoriale unico?”. Secondo Barbagallo, l’idea di Renzi è “sempre quella dell’uomo solo al comando. Ha quella impostazione. Mi dispiace, ma non è possibile”.

CISL – Contraria anche la leader della Cisl Annamaria Furlan. “L’ltalia – dice – non ha bisogno di un sindacato unico ma di sindacati responsabili e riformatori, capaci come ha fatto sempre la cisl nella sua storia di guidare le trasformazioni del paese con una linea partecipativa e non antagonistica, assumendosi le responsabilità con la politica di concertazione e con accordi sindacali innovativi a livello nazionale, territoriale ed aziendale. Questo è quello di cui ha bisogno il nostro paese”. Morale? Un’altra bomba da parte del premier, specialista nelle frasi ad effetto che provocano poi reazioni contrarie, ma è questa la sua strategia.

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