Ma vince il partito dell'astensione: un elettore su due non ha votato

Elezioni regionali 2015: Il Pd in testa in 4 regioni, il centrodestra nelle altre 3. Per Renzi strada in salita

di Paolo Padoin - - Cronaca, Politica

Stampa Stampa
Urna elettorale elezioni regionali 2015

Urna elettorale elezioni regionali 2015

ROMA – Vince il partito dell’astensione. Nettamente. Vuol dire che gli italiani sono sempre più distanti da una politica che si autoincensa e si autoalimenta. Il 50% dei votanti nelle sette regioni chiamate alle urne ha deciso di non rispondere, cioè di non andare alle urne. Il dato cumulativo supera di poco il 50%  dei votanti: in forte calo rispetto al 64,19 % del 2010. Basti pensare che alle regionali del 2005 fu il 72 per cento, mentre lo scorso anno, alle europee, l’affluenza era stata del 58,7 per cento. Il Pd si avvia a registrare una vittoria risicata: con la riserva del risultato della Campania, dove risulterebbe in vantaggio Vincenzo De Luca, che però è sub iudice per la possibile applicazione della legge Severino. In conclusione sono state elezioni che non hanno confermato la supremazia assoluta di Renzi: né in seno al suo partito, né a livello nazionale. Il Pd è molto lontano dal 40% delle ultime europee, tranne che in Toscana dove però pesa tantissimo l’astensione (capace di sfiorare il 52%) e quindi il premier dovrà abbandonare la sicumera mostrata dopo il 41% delle elezioni europee e cercare di ascoltare i cittadini: compresi i pensionati, umiliati dal governo nonostante la sentenza della Corte Costituzionale.

LIGURIA – I riflettori infatti erano puntati in particolare sulla Liguria e sulla Campania: nel primo caso perché Forza Italia ha candidato un suo uomo di punta, il consigliere politico di Silvio Berlusconi, Giovanni Toti, e per la presenza di uno sfidante a sinistra, che, sostenuto da Cofferati e Civati, puntava a creare qualche problema alla candidata Pd Raffaella Paita, partita come favorita.

CAMPANIA – Gli strascichi giudiziari legati al candidato presidente del Pd, Vincenzo De Luca, una condanna in primo grado per abuso di ufficio, che anche in caso di vittoria potrebbe non riuscire ad assumere il mandato a causa della legge Severino, sia alla presenza dei cosiddetti «impresentabili» indicati nella famosa lista della commissione Antimafia.

Erano queste due regioni, infatti, le ‘osservate speciali’: la prima con un candidato Pd, De Luca, sul quale pesa, oltre alla lista di Bindi, la spada di Damocle della legge Severino; la seconda teatro della prima, vera scissione a sinistra di una parte del Pd. In entrambe, la vittoria dei Dem è in bilico. Nelle sette regioni in generale si registra un’ottima tenuta del Movimento 5 stelle, che quasi ovunque è al secondo o terzo posto, e un’avanzata della Lega Nord in regioni (Toscana e Marche) non tradizionalmente battute dal movimento.

VENETO –  L’affluenza è stata più alta che altrove, superando il 53%. Lottavano in sei per un posto da governatore, ma la lotta era prevedibilmente ristretta al candidato ufficiale della lega Nord e a quella del Pd. Risulta per ora in netto vantaggio il Governatore uscente Luca Zaia, Lega Nord, con il 44%, segue Alessandra Moretti con il 22%.

LIGURIA –  Il sistema elettorale prevede che l’80% dei seggi venga assegnato con il proporzionale su base provinciale e il 20% con un premio di maggioranza, il cosiddetto Listino del presidente, che garantisce 6 posti in assemblea. L’affluenza è stata del 50, 38%. I primi exit poll danno una sorpresa, sia pure relativa, ponendo Giovanni Toti in netto vantaggio rispetto a Raffaella Paita (Pd) al 30% e dalla candidata del M5S, Alice Salvatore al 25%.

CAMPANIA –  Oltre cinque milioni di elettori erano chiamati oggi alle urne in Campania, per scegliere il presidente della Regione e i 50 nuovi componenti del Consiglio regionale. L’affluenza è stata del 51%. Per la Presidenza si è ripetuto il duello di cinque anni fa fra l’uscente Stefano Caldoro e Vincenzo De Luca, con il «terzo incomodo» della candidata del M5S, Valeria Ciarambino, e lo spettro, dopo una campagna elettorale senza precedenti, di un astensionismo anch’esso senza precedenti. Il candidato del Pd, Vincenzo De Luca, definito dalla Commissione Antimafia ‘impresentabile’ è dato dagli exit poll al 38% contro il 34% di Stefano Caldoro, governatore uscente, esponente di Forza Italia.

PUGLIA – In Puglia l’affluenza si è fermata al 44%.  In testa nettamente il candidato del Pd Michele Emiliano accreditato del 44,5 20%, segue  Antonella Laricchia del M5S, col 20%, Francesco Schittulli 17,1. Ultima la Poli Bortone, sostenuta da Forza Italia

UMBRIA – E’ in testa il candidato unitario del centrodestra Claudio RIZZI con il 41,5%, la Presidente uscente Katiuscia Marini del Pd è attestata al 40%, segue a distanza Andrea Liberati dell M5S, 14,8%. L’affluenza è arrivata al 55,41%

MARCHE – L’affluenza è arrivata al 43,68%. In testa il candidato del Centrosinistra Luca Ceriscioli al 39%, segue Giovanni Maggi (M5S) 24,8%, e Francesco Acquaroli (Lega Nord).

 

Tag:, ,

Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

Lascia un commento

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.