Mentre si continua a parlare di pensioni anticipate

Pensioni: Boeri (Inps) propone d’introdurre nella legge di stabilità il ricalcolo col metodo contributivo. Ma Damiano (commissione lavoro) lo gela

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano

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Renzi, Poletti e le pensioni

Renzi, Poletti e le pensioni

ROMA – Negli ultimi giorni il dibattito politico sulla riforma delle pensioni continua a vertere sulla sentenza della Consulta (e sul decreto emanato dal Governo per rimborsare i pensionati ad agosto) e sulla riduzione della rigidità della Legge Fornero in merito all’età pensionabile.

RENZI – Sul secondo tema, in particolare, lo stesso premier Renzi alcuni giorni fa (gli ha fatto subito eco il ministro Poletti) ha annunciato interventi specifici nella prossima Legge di Stabilità, inserendo in particolare la cosiddetta pensione anticipata. In proposito potrebbero essere prese in considerazione le proposte Damiano-Baretta e quella dell’ex ministro del Lavoro Sacconi.

PADOAN – Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha confermato, durante il Festival dell’Economia di Trento, che il governo “sta lavorando sull’idea di favorire i piani di flessibilità, studiando il costo delle varie alternative”, cercando una soluzione che permetta ai lavoratori di lasciare prima, senza però essere costretti a pagare un prezzo troppo alto.

CONTRIBUTIVO – Uno dei nodi secondo il Governo, soprattutto per garantire la sostenibilità dell’intervento, resta quello di un ricalcolo degli assegni con il sistema contributivo. Un progetto in questo senso arriverà dall’Inps, come ha chiarito il presidente Tito Boeri, confermando che entro giugno ci sarà «una proposta chiavi in mano», che terrà insieme anche la necessità di sostenere «chi è nella fascia dei 55-65 anni, non ha ancora maturato la pensione e ha perso il lavoro». In proposito il ministro Padoan ha precisato che i diritti acquisiti «restano tali», anche se lui stesso concorda sul fatto che «i veri diritti acquisiti sono quelli basati sul contributivo».

BOERI – Tito Boeri ha detto che “un qualche aggiustamento non per fare cassa ma per equità sia da fare … è possibile chiedere un contributo di equità basato sulla differenza tra pensioni percepite e contributi versati limitatamente a chi percepisce pensioni di importo elevato”; il presidente dell’INPS valuta in circa 4 miliardi di euro l’ammontare dell’intervento, che secondo lui “ridurrebbe dei privilegi concessi in modo poco trasparente”. E qui però casca l’asino: non si può intervenire a caso sulle pensioni più alte senza fare le opportune distinzioni. Chi ha versato contributi per oltre 40 anni, e quindi ha pieno diritto a percepire la pensione che riscuote, che non è un privilegio ma una retribuzione differita e pienamente guadagnata, non può essere penalizzato come coloro che, magari, possono aver approfittato (come certi politici e amministratori a tutti i livelli) di benefici extra.

DAMIANO – E infatti Cesare Damiano, ex ministro del governo Prodi e attuale presidente della Commissione lavoro della Camera, ha subito contestato l’ipotesi di Boeri. Per lui «non sarebbe accettabile» che «per finanziare le nuove riforme, si mettessero nuovamente le mani sulle pensioni in essere in quanto liquidate con il sistema retributivo». Un loro ricalcolo contributivo, sostiene Damiano, «sarebbe una rapina e un nuovo attacco ai diritti acquisiti».

FLESSIBILITÀ – La legge di stabilità si occuperà anche della flessibilità in uscita e in quell’ambito il governo sta studiando il tema della staffetta generazionale. Lo ha spiegato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti a margine di un convegno della Uil. “Stiamo studiando un tema di staffetta generazionale – ha spiegato – per connettere l’entrata di giovani nel processo produttivo all’uscita di chi è vicino alla pensione”. “La nostra volontà è questa anche se è difficile da attuare, bisogna trovare una modalità”.

DECRETO – Nell’ambito dello stesso Convegno c’è stato un confronto acceso con i sindacati sul decreto pensioni con cui l’esecutivo avrebbe dato (a suo avviso) esecuzione alla sentenza della Consulta che ha bocciato il blocco dell’indicizzazione deciso dal governo Monti. Il il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ha affermato a muso duro: il governo rimborsi tutti i pensionati «o faremo ricorso a ulteriori azioni di legge e sto cercando di capire anche se sia necessaria una class action».

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Camillo Cipriani

Camillo Cipriani

redazione@firenzepost.it

Commenti (2)

  • simplicio olivieri

    |

    D’accordo con la riportata frase finale di Damiano. Se ci provano a toccare le pensioni liquidate, chiunque sia, denunciamoli ai Carabinieri perché finiscano in galera!

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  • giorgioIV

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    Perché non dire che:
    1) le mancate o ridotte perequazioni di questi ultimi anni hanno già ridotto del 25-30% il valore delle pensioni retributive (come se fosse già stato applicato per loro il calcolo contributivo integrale)
    2) le pensioni retributive sono state calcolate su salari e stipendi tra i più bassi in Europa (per un Paese che ha il 3° PIL assoluto del Continente e cmq è nei primi 10 per quello pro-capite). Cambiare le carte in tavola ora è veramente meschino anche perché uno si sarebbe ai tempi battuto per salari più alti e si sarebbe potuto costruire una pensione integrativa ora non più possibile.
    3) l’imposizione fiscale sulle pensioni in Italia è estremamente onerosa. In Germania l’aliquota max è del 10%, in Gran Bretagna, Spagna e Francia intorno al 18%, in Italia come quella dei lavoratori attivi (fino al 41-43%).
    Per chiudere, per assurdo (sic!), magari OK al calcolo contributivo, ma rivalutazione integrale all’inflazione (ovvero la perequazione annuale) per tutti gli anni passati dal momento del pensionamento e aliquota fiscale come la Germania. Ci sto. Vediiamo a chi conviene….

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