La collezione iniziata da Cosimo I de' Medici stupisce ancora

Firenze: a Palazzo Pitti il blu dei lapislazzuli inonda le sale del Museo degli Argenti

di Cristina Degl'Innocenti - - Cronaca, Cultura, Eventi

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  Jaques Bylivelt  su disegno di Bernardo Buontalenti, 1583-1584, lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato, rame dorato Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

Jaques Bylivelt su disegno di Bernardo Buontalenti, 1583-1584, lapislazzuli, oro fuso, cesellato e smaltato, rame dorato Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti

FIRENZE – La collezione risale al tempo di Cosimo I de’ Medici, verso la metà del Cinquecento, che inizio a commissionare la progettazione e realizzazione di molti dei vasi oggi esposte nella mostra «Lapislazzuli. Magia del blu». La preziosa collezione crebbe grazie al figlio di Cosimo I, Francesco che li faceva realizzare nei laboratori di San Marco. Dopo Francesco I fu la volta di Ferdinando, che gli successe alla guida del Granducato, a portare avanti la passione medicea per i vasi intagliati nella pietra. Un pietra blu, preziosa e rarissima, che racchiude in sé quelle venature d’oro che evocavano il mare. Proveniva dall’Oriente. Veniva estratta dalle cave di Sar–e–Sang, tra le montagne del Badakhshan, l’odierno Afghanistan, l’unico giacimento noto nell’antichità, che fu visitato anche da Marco Polo nel XIII secolo.

Il lapislazzulo, per la sua rarità, era ritenuto simbolo di ricchezza insieme all’oro, all’argento e agli altri metalli preziosi e già nella letteratura sumericala sua storia si intreccia con quella dei primi scambi commerciali tra le granaglie di Uruk e le pietre dure di Aratta nell’altopiano iranico. La mostra ospitata nel Museo degli Argenti non vuole solo puntare l’attenzione sui manufatti artistici, ma è rivolta anche all’aspetto mineralogico. Il Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze opsita una sezione della mostra, dedicata alla pietra e ad aspetti di ricerca scientifica ed è stata allestita al Museo della Specola. Nel Museo degli Argenti la mostra si articola in quattro sezioni all’interno delle quali sono esposti oggetti destinati alle corti principesche del Rinascimento, provenienti dai più prestigiosi musei d’Europa, quali il Museo del Prado di Madrid, l’Ashmolean Museum di Oxford, il Grünes Gewölbe di Dresda, il Landesmuseum Württemberg di Stoccarda. La pietra fu introdotta a Firenze nel 1572 da Francesco I, che fece venire da Milano i fratelli Gian Ambrogio e Gian Stefano Caroni. Sede dei laboratori granducali e nucleo delle botteghe di corte fu il Casino di San Marco. Tra le opere più famose il piano di tavolo con la Veduta del porto di Livorno su disegno di Jacopo Ligozzi.

Dalla passione per questo prezioso materiale, nel Cinquecento ebbe inizio l’uso di dipingere sulla pietra il lapislazzuli con le sue sfumature di bianco, date dalla calcite. L’entrata sul mercato del lapislazzuli siberiano permise la creazione di grandi lavori come l’alzata da tavola di inusitata grandezza, commissionata dalla reggente d’Etruria Maria Luisa di Borbone, ereditata da Elisa Baciocchi che considerò l’oggetto degno dono per il fratello Napoleone tanto che fece aggiungere la ‘N’ imperiale al centro delle ghirlande. Una sezione è dedicata al pigmento, considerato come colore nobile, bello, come viene ricordato nel trattato di Cennino Cennini che descrive nei dettagli il modo di ricavare il pigmento prezioso dalla macinazione della pietra. Il blu profondo del lapislazzuli, ricercato non solo per il suo altissimo costo ma per i significati sottesi al colore «azzurro» è il colore del manto delle Madonne e dei cieli stellati degli affreschi. Quel blu Oltremare che per secoli ha fatto da oggetto e fondo del mondo sacro e desidero di quello profano oggi fa mostra di sé come un tempo suscitando meraviglia e stupore

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«Lapislazzuli. Magia del blu»
a cura di Maria Sframeli, Valentina Conticelli, Riccardo Gennaioli, Giancarlo Parodi
Museo degli Argenti, Palazzo Pitti, Firenze
Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, “La Specola”
9 giugno – 11 ottobre 2015
Intero: € 10.00. Ridotto: € 5.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 ed i 25 anni.
Il biglietto della mostra consente l’ingresso anche al Museo degli Argenti, Giardino di Boboli, Museo delle Porcellane, Galleria del Costume e Giardino Bardini.
Orario:giugno, luglio e agosto 8.15 – 18.50. Settembre e ottobre 8.15 – 18.30. Chiuso primo e ultimo lunedì del mese.

Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383
e-mail: firenzemusei@operalaboratori.com
www.unannoadarte.it

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Cristina Degl'Innocenti

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