La riforma ancora largamente incompiuta

Province: i sindacati denunciano la farsa della mancata riforma

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia di Firenze

Palazzo Medici Riccardi,

ROMA – Con un duro comunicato, le Rappresentanze sindacali unitarie dei lavoratori delle province denunciano che la vicenda di questi enti sta assumendo sempre più le dimensioni di una farsa nazionale ed è lo specchio di un paese che privilegia, in tutte le sue forme, l’apparire all’essere. «Il dramma è riassunto in una considerazione di premessa: la “Provincia” è un Ente formalmente previsto dalla Costituzione Italiana. Con legge del Governo non è stata abrogata ma rinominata Ente di area vasta. Qualifica che però non le si può attribuire in mancanza della legge di revisione costituzionale che dovrà ancora decidere del futuro e/o della sopravvivenza dell’Ente.  Secondo una superficiale vulgata, alimentata con furore ideologico da una spending review autenticamente nemica dello stato sociale di prossimità, le Province finiscono per rappresentare Enti con poche competenze e poco personale.

ORGANICI – La composizione degli organici, 55.000 addetti corrispondenti all’ 1.8 % dei dipendenti pubblici e a un costo pari all’1.08%, raffrontata col dato numerico percentuale pari al 7.95% dei comuni, al 19.34% delle regioni e al 71.03% dello stato centrale, riesce a sedimentare l’idea di un’appendice istituzionale, da sopportare quasi a titolo di abbellimento. Poco importa alla dimentica opinione pubblica che, ancora fino a un paio d’anni fa, l’istituzione di nuove province, in ogni appuntamento elettorale, era presente nei programmi di tutti partiti e su tutto il territorio nazionale.

COMPETENZE – Le Province che nel tempo sono state etichettate come amministrazioni lontane dalla vita reale delle persone poiché, diversamente dai Comuni, si occupano di servizi non a richiesta diretta, – si occupano difatti di costruzione e cura delle strade extracomunali, per un totale di km.111.513 corrispondente a circa il 75% della rete stradale nazionale,  di costruzione e manutenzione delle scuole superiori, 7036 istituti, di tutela dell’ambiente, di politiche del lavoro tramite i centri per l’impiego, di Protezione Civile, di assistenza ai diversamente abili, di dissesto idrogeologico, di difesa del suolo, di cultura, di biblioteche, di sviluppo economico, di turismo, musei, per non parlare dei compiti propri della Polizia Provinciale la cui specifica professionalità è unica nel Paese e permette la prevenzione e soppressione degli ecoreati, la tutela dell’ ambiente eccetera – si sono riscoperte oggi, elementi di congiunzione essenziale tra lo Stato e il suo decentramento.

SERVIZI – Diverse province ormai non solo non riescono a fornire i servizi ma alcune non pagano più gli stipendi ai dipendenti da mesi; è il caso di Vibo Valentia e Biella che già dal 2013 sono in dissesto finanziario, certo per cause diverse dal processo di riordino, ma pur sempre appendici dello Stato lasciate a morire in solitudine e senza alcun rimorso. Il processo di riordino doveva essere delegato ad una fase applicativa, attraverso leggi di riforma; in realtà sulla riforma il caos regna sovrano.

RIFORME – Siamo favorevoli alle riforme, ma le riforme devono essere fatte per il popolo, non contro il popolo. Siamo disposti a razionalizzare le spese ma non a discapito esclusivo dei servizi che eroghiamo. Oggi il Governo ci chiede di approvare i piani industriali senza dirci con quali risorse e con quali funzioni; parla di funzioni fondamentali e non fondamentali senza riguardo al fatto che le funzioni delle province, fintanto che non saranno attribuite ad altri Enti, sono tutte funzioni istituzionali, quindi fondamentali. Ha però l’occasione, se vuole, di correggere il tiro con normativa ad hoc, permettendoci di strutturare una proposta di ente “service” del territorio, con competenze uniche ed univoche maturate nel tempo, che mette a disposizione un bagaglio di competenze e professionalità che lo Stato potrebbe realmente utilizzare a supporto dello sviluppo e della crescita dell’Italia.

INIZIATIVE – La vertenza non può quindi concludersi in questi termini ed ogni iniziativa politica e sindacale indirizzata a fare chiarezza sui servizi, sulle risorse, sui nuovi assetti e sul futuro del personale, troverà l’appoggio delle lavoratrici e dei lavoratori delle vecchie province che non intendono essere messi da parte né soccombere ad un’operazione di stampo mediatico e assolutamente contraria agli interessi della cittadinanza».

I sindacati dei dipendenti promettono quindi battaglia contro il Governo e le regioni inadempienti e preannunciano iniziative che potrebbero tradursi anche in scioperi e manifestazioni di piazza.

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Commenti (3)

  • gigio

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    La polizia provinciale ha un organico di 2.300 agenti e ufficiali nelle regioni a statuto ordinario che arriva a 2.700 ivi compresi quelli delle regioni a statuto speciale. Nonostante siano pochissimi, accertano un terzo dei reati ambientali…per non parlare di quelli in materia di bracconaggio dove è il corpo più attivo…e tralasciando gli altri innumerevoli compiti…polizia stradale, polizia giudiziaria, pubblica sicurezza etc. Davvero un danno immane disperdere queste professionalità specializzate che non hanno alcuna attinenza con il Livello municipale…

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  • claudio

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    purtroppo sulle province si è fatta solo e tanta demagogia…andavano abolite le Regioni non le province che da anni svolgono le funzioni che prima facevano le regioni a cui è rimasto quasi esclusivamente lo scopo di legiferare sulle medesime funzioni. Però la maggioranza della popolazione questo lo ignora ed ovviamente nessuno lo dice…I “carrozzoni” regionali sono zeppi di Dirigenti, consulenti etc…tutti incarichi politici…

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  • Elena

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    Non è vero che la provincia è stata “rinominata”.
    Anche nelle modifiche costituzionali in corso di esame (art. 39) gli enti intermedi sono sempre previsti.
    I dipendenti provinciali sono in realtà 48.000

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