Presentata la relazione annuale sulla congiuntura regionale

Economia della Toscana 2014: per Banca d’Italia si è fermata la caduta, ma aumentano ancora disoccupazione e fallimenti

di Sandro Addario - - Cronaca, Economia

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palazzo della Banca d'Italia a Firenze

Il palazzo della Banca d’Italia a Firenze

FIRENZE – L’economia della Toscana, nel corso del 2014, ha segnato una lieve ripresa dei consumi e un più contenuto calo degli investimenti. Lo evidenzia la Banca d’Italia nella sua annuale relazione sull’economia regionale, presentata oggi 16 giugno. Quanto basta per affermare che il Pil toscano potrebbe registrare una dinamica più favorevole rispetto a quello annunciato per il Paese (+0,6%). Ma si tratta sempre di variazioni «zero virgola», che «pur positive non creano ancora occupazione stabile» come ha affermato nel corso della conferenza stampa Vincenzo Umbrella, direttore regionale della Banca d’Italia, che a fine agosto 2015 lascerà il servizio attivo dopo 40 anni di carriera.

Vediamo i dettagli dell’analisi della banca centrale, alla quale hanno contribuito – è stato ricordato – anche molte aziende intervistate, che hanno fornito dati sul proprio andamento e sulle prospettive degli investimenti.

INDUSTRIA – Frena il calo della produzione industriale nel 2014 rispetto al 2013. Questo anche grazie al miglioramento della domanda interna. In particolare viene segnalato che la Toscana è l’unica tra le principali regioni del Centro Nord nella quale il numero dei distretti industriali è rimasto invariato rispetto al 2001. Vi sono occupati ancora circa la metà degli addetti manifatturieri regionali.

ESTERO – Nel 2014 le vendite sono salite del 2,2 per cento (4,3 al netto dei metalli preziosi). Contributi positivi sono provenuti dalla moda e dalla meccanica allargata; la flessione delle vendite in Russia è stata più che compensata dall’espansione negli Stati Uniti e nelle economie dinamiche dell’Asia.

Vincenzo Umbrella direttore della Banca d'Italia a Firenze

Vincenzo Umbrella direttore della Banca d’Italia a Firenze

EDILIZIA – Ancora di segno negativo. Non si ferma, sebbene a ritmi inferiori, la flessione del livello di attività nel comparto delle costruzioni, interessando l’utilizzo di materia prima, gli occupati e il numero di imprese attive.

SERVIZI – Segnali di miglioramento nell’acquisto di beni durevoli e nei flussi turistici, dove sono tornate ad aumentare le presenze italiane.

IMPRESE – La prolungata recessione ha provocato una riduzione delle imprese operanti in Toscana. La riforma del diritto societario del 2003 ha prodotto un aumento del numero delle società di capitale (anche durante la crisi), in particolare di quelle a responsabilità limitata e di quelle con sistemi amministrativi maggiormente semplificati.

FALLIMENTI – Tra il 2008 e il 2014 il numero di procedure fallimentari aperte è più che raddoppiato, collocandosi su livelli superiori rispetto al dato nazionale. Per le sole società di capitale nel 2014 sono state avviate 92,5 procedure fallimentari ogni 10.000 imprese presenti sul territorio. Una percentuale di circa l’1% contro lo 0,80% nazionale.

OCCUPAZIONE – Situazione invariata, grazie ad un ancora ampio utilizzo di ammortizzatori sociali (le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni aumentano del 4,2%) e anche per effetto dell’allungamento della vita lavorativa connesso con le riforme previdenziali. Ne è derivato un aumento del tasso di disoccupazione (passa dall’8,7 al 10,1%) soprattutto tra i giovani, dove arriva al 25%.

FAMIGLIE – Tra il 2007 e il 2012 i redditi delle famiglie toscane si sono ridotti di quasi un decimo in termini reali, di più rispetto al paese nel suo complesso. Il reddito medio degli occupati è diminuito del 13,3%: in particolare -28% per i lavoratori autonomi e -7% per i dipendenti.

NUOVI POVERI – In Toscana le persone che possono essere definite povere o «socialmente escluse» sono circa il 18,3% della popolazione, contro un dato nazionale del 28,4% e un dato europeo del 23,1%. Nel periodo 2007-2013 la diminuzione del reddito disponibile ha indotto le famiglie a ridurre la spesa su vestiario, calzature, mobili ed elettrodomestici (dal 10,3 all’8,9% dei consumi totali). Al tempo stesso le spese non comprimibili per abitazione, energia elettrica e riscaldamento è salita dal 34,4 al 37,8%.

PRESTITI BANCARI – Non diminuisce il credito bancario. Nello scorcio del 2014 e nei primi mesi del 2015 la flessione dei finanziamenti alle famiglie e alle imprese si è annullata, in presenza di un costo del credito calante. Sono tornate a crescere le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di abitazioni. Nel complesso tre famiglie toscane su dieci nel 2013 risultavano indebitate, un’incidenza più elevata di quella media nazionale. Complessivamente i prestiti – alla fine del 2014 – ammontano a 111,9 miliardi con sofferenze per 15,4 miliardi.

SOFFERENZE – La qualità del credito è rimasta critica. I flussi di sofferenze in ingresso si sono stabilizzati nel 2014 su livelli elevati (3,4 per cento dei prestiti) ma la vischiosità nella chiusura delle posizioni ha prodotto un incremento degli stock. Più di un quarto dei prestiti complessivi (un terzo di quelli alle imprese) segnalati alla Centrale dei rischi – che rileva i singoli fidi concessi ad un’impresa da parte del sistema bancario per importi superiori ai 25 mila euro – presentano anomalie più o meno gravi.

RISPARMIO – I depositi bancari sono saliti nel 2014 del 5,9 per cento. Le scelte di impiego del risparmio hanno prodotto ampi investimenti in quote di fondi comuni e il disimpegno dalle obbligazioni bancarie e dai titoli di Stato.

SPORTELLI BANCARI – Nel 2014 il numero di sportelli presenti sul territorio regionale si è ulteriormente contratto di 77 unità, prevalentemente appartenenti ai principali gruppi bancari. L’incidenza delle dipendenze delle banche locali si colloca intorno al 30%.

BANCA D’ITALIA – Prosegue la ristrutturazione della presenza della Banca d’Italia sul territorio della regione Toscana. Dopo la chiusura delle filiali di Pistoia, Lucca, Pisa, Massa Carrara, sono stati annunciati analoghi provvedimenti per Grosseto e Siena. Entro il 2018 resteranno solo la filiale di Firenze (ad operatività piena) e quella di Livorno, ad operatività cosiddetta «ampia». La filiale di Arezzo diventerà invece un Centro di contazione di banconote per il Centro Nord Italia.

RELAZIONE : Scarica qui il testo completo della relazione : Banca d’Italia_Economia della Toscana 2014

 

I prestiti e depositi bancari della Toscana per provincia

I prestiti e depositi bancari della Toscana per provincia

 

 

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Sandro Addario

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