Da giovedì 18 al 25 giugno

Opera di Firenze: debutta al Maggio «Pelléas et Mélisande»

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Daniele Gatti

Daniele Gatti, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio per «Pelléas et Mélisande»

FIRENZE – All’Opera di Firenze va in scena, da giovedì 18 giugno, «Pelléas et Mélisande», l’unica opera lirica di Claude Debussy.

Opera in realtà sui generis, visto che il libretto è costituito dal dramma simbolista del Premio Nobel Maurice Maeterlinck senza alcun adattamento. Ne è risultato un “drame lyrique” alquanto diverso dalla tradizione operistica all’italiana, scevro di melismi, in cui il canto è quasi recitazione (una nota, una sillaba). Lo stesso Debussy spiegava: «Ho voluto che l’azione non si fermasse mai, che fosse continua, ininterrotta. La melodia è antilirica, incapace di trasporre la mobilità delle anime e della vita».

Composto nel 1898, andò in scena la prima volta a Parigi nel 1902: uno dei primi esempi di Literaturoper, autentico manifesto dell’impressionismo musicale. Al Teatro Comunale di Firenze fu rappresentato per la prima volta nel 1937 con la direzione di Albert Wolff.

La trama. Nell’immaginario regno di Allemonde, l’attempato principe Golaud, smarritosi nella foresta, scorge una fanciulla in lacrime sul bordo di una fontana, che dice di essere in fuga da una non meglio precisata persecuzione. È Mélisande, che Golaud raccoglie e sposa, portandola nel suo castello, dove l’atmosfera è piuttosto cupa. Lì Mélisande entra in confidenza col giovane Pelléas, fratellastro del marito. Un giorno in cui i due ragazzi, nel giardino, sono vicini a una fontana profonda e naturalmente misteriosa, lei si mette a giocare con l’anello nuziale e lo perde nell’acqua; nello stesso momento Golaud ha un lieve incidente di caccia. Quando si accorge che la moglie non ha più l’anello, lei gli racconta di averlo smarrito in una grotta in riva al mare; Golaud la spedisce subito a cercarlo con Pelléas. Il giovane la ama e in più occasioni le dimostra in perfetta innocenza la sua ammirazione; una di queste manifestazioni è scorta da Golaud, che rimprovera i due per l’atteggiamento puerile. Ma a quel punto si insinua il tarlo della gelosia e interroga Yniold, bimbo avuto dalla precedente moglie, sul legame tra la matrigna e Pelléas. Trovandolo eccessivamente intenso, incoraggia l’allontanamento del fratellastro, tanto più che il padre non è più moribondo e il ragazzo non ha motivo di trattenersi. Salutando in segreto Mélisande, Pelléas si dichiara e lei candidamente gli dice che pure lo ama. Piomba sul casto idillio Golaud, che trafigge il fratello e ferisce lievemente la moglie incinta. Mélisande si spengerà dopo aver dato alla luce una bimba, senza essersi resa conto nemmeno, nella sua trasognata innocenza, di cosa sia successo.

Opera di Firenze (PiazzaleVittorio Gui / Viale Fratelli Rosselli, 7 Firenze)

«Pelléas et Mélisande». Opera in cinque atti e dodici quadri. Musica di Claude Debussy, su testo dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Daniele Gatti

Pelléas: Paolo Fanale, Mélisande: Monica Bacelli, Golaud: Roberto Frontali, Arkël: Roberto Scandiuzzi, Geneviève: Sonia Ganassi, Yniold: Silvia Frigato, Le médecin / Le Berger: Andrea Mastroni

Regia Daniele Abbado, scene e luci Giovanni Carluccio
Giovedì 18 giugno, ore 20.30
Domenica 21 giugno, ore 15.30
Martedì 23 giugno, ore 20.30
Giovedì 25 giugno, ore 20.30

 

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