Quattro rintocchi, lunedì 22 giugno 2015

Firenze: la «Montanina» del Bargello suona dopo 15 anni di silenzio. Per festeggiare i 150 anni del Museo Nazionale

di Marianna Feo - - Cronaca, Cultura

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La montanina del Bargello

La montanina del Bargello

FIRENZE: Era la notte del 31 dicembre 1999, quando la «Montanina»  suonò per festeggiare il cambio del millennio. Dopo quindici anni, la campana del «Bargello» suonerà di nuovo, lunedì 22 giugno 2015, per celebrare questa volta i 150 anni del museo. La campana si sentirà per quattro volte: i primi rintocchi si potranno udire alle ore 11 e poi ogni ora fino alle 14.

LA STORIA: La famosa campana – chiamata «Montalina» o «Montanina» – è custodita nella torre del «Museo Nazionale del Bargello» (ex. Palazzo del Podestà) che fu il primo museo nazionale d’Italia, istituito con Regio Decreto il 22 giugno 1865. In tempi antichi, la campana suonava «a vituperio» ovvero per annunciare episodi tristi come le esecuzioni capitali.

Sottratta al Castello di Montale nel 1302, la campana fu collocata nella torre del Podestà. Successivamente con i Lorena, la «Montanina» assunse una funzione pubblica per i cittadini, che erano invitati – con i rintocchi dalle 22,30 alle 23 – a ritirarsi nelle loro case. Nel 1848 la campana fu rimossa per restauro e non suonò più fino al 31 dicembre del 1899, quando annunciò l’arrivo del secolo Novecento.

Negli anni seguenti, la campana del Bargello ha suonato rare volte: nel 1918 per la fine della prima guerra mondiale, nel 1921 per le celebrazioni dantesche e il passaggio del Milite Ignoto da Firenze diretto all’«Altare della Patria» a Roma. E ancora l’11 agosto 1944 in occasione della liberazione di Firenze – tornando a festeggiare tale data negli anni Cinquanta – e il 7 maggio 1945, quando suonò per la fine dell’ultimo conflitto mondiale.

BARGELLO: Alla fine del Principato di Cosimo I de’ Medici (1574), l’antico «Palazzo del Podestà» fu trasformato in un carcere fino al 1857. Nel 1840, però, già si auspicava un completo restauro dell’edificio, inizialmente per ricercare un antico ritratto di Dante Alighieri che, secondo Vasari, Giotto aveva realizzato nella cappella del Palazzo del Podestà. Le previsioni del Vasari si rivelarono esatte il 21 luglio 1840, quando sotto l’intonaco riaffiorò infatti il più antico ritratto del poeta. Passarono diversi anni prima che il carcere venisse trasferito ed iniziassero tutti i restauri, finchè, nel 1865,  il museo consacrò la propria nascita ufficiale con Regio Decreto del 22 giugno. Il Bargello doveva dunque la sua rinascita a Dante, padre della lingua italiana,  e per questo il sesto centenario della nascita del poeta  fu celebrato – nel 1865 – proprio al Museo Nazionale con una mostra aperta a metà maggio.

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Marianna Feo

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