In scena fino a giovedì 25 giugno

Opera di Firenze: «Pélleas et Mélisande» convince il pubblico del Maggio

di Roberta Manetti - - Cronaca, Cultura

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Paolo Fanale e Monica Bacelli in «Pélleas et Mélisande»

Paolo Fanale e Monica Bacelli in «Pélleas et Mélisande» (foto Terraproject-Contrasto)

FIRENZE – Ha debuttato con successo all’Opera di Firenze, per il 78° Maggio Musicale Fiorentino, «Pélleas et Mélisande» di Claude Debussy, che non compariva in cartellone dal 1999. Sala non gremita, ma pubblico ben disposto fin dall’inizio ed entusiasta alla fine. Applausi convinti per tutti, con diverse chiamate in scena.

Giustamente apprezzata la direzione di Daniele Gatti, che, forse in virtù degli otto anni passati a fare da “Directeur musical” all’Orchestre national de France, mostra una sicurezza e una sensibilità notevolissime nell’affrontare la partitura; l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino lo segue in modo incantevole.

Se il cast tutto italiano poteva suscitare perplessità, questa è stata fugata fin dalle prime scene. Il migliore in campo pare senza dubbio Roberto Frontali, che dà vita a un Golaud davvero intenso. Paolo Fanale (classe 1982, anche se in scena sembra ancor più giovane)  impersona un Pelléas candido e appassionato al punto giusto. Per Mélisande è stato scelto il timbro scuro da mezzosoprano di Monica Bacelli, indubbiamente brava, ma che porta il personaggio forse in una direzione diversa da quella immateriale e lunare che voleva dargli Debussy (che scelse come prima interprete il diafano soprano Mary Garden, allora ventottenne, dalla voce cristallina).

In generale tutti recitano bene, anche grazie alla regia pressoché perfetta di Daniele Abbado, che del resto, anche nelle Note di regia leggibili sul programma di sala e sul sito dell’Opera di Firenze, dimostra di aver capito molto degli evanescenti personaggi e della simbologia loro attribuita da Maeterlinck, autore del dramma travasato nell’opera musicale senza la mediazione di un libretto. Le scene sono di una bellezza sorprendente: Giovanni Carluccio, aiutandosi con un uso sapiente delle luci, sa evocare tutta la magia del non-luogo (tale anche nel nome: Allemonde, incrocio franco-tedesco per definire tutti i posti, cioè in sostanza nessuno) con pochi elementi architettonici e tante citazioni anche pittoriche, nelle proiezioni sullo sfondo. La struttura sul palco (che si apre e dissolve verso la fine, nel IV atto) evoca il pozzo-fontana e insieme l’anello, due elementi fondamentali della storia. È «uno spazio che assorbe i simboli, li trasforma e non pretende di spiegarli, paragonabile in questo alla musica di Claude Debussy: eloquente e al tempo stesso circondata, immersa nel silenzio», come spiega Daniele Abbado. Un non-luogo in cui alcune scene, fra cui quella di Mélisande che canta pettinandosi alla finestra con Pelléas sotto, si svolgono su un’impalcatura che ricorda un po’ l’allestimento con la regia di Peter Sellars de «L’amour de loin» di Katia Saariaho di Helsinki (allusione voluta? Melisenda è proprio il nome della fantomatica Contessa di Tripoli amata da Jaufre Rudel nel poemetto di Carducci, anche se nell’opera della Saariaho la dama assume il nome di Clémence…).

Un grande spettacolo, nel complesso, degno del Maggio Musicale dei tempi migliori.

 Opera di Firenze (PiazzaleVittorio Gui / Viale Fratelli Rosselli, 7 Firenze)

«Pelléas et Mélisande». Opera in cinque atti e dodici quadri. Musica di Claude Debussy, su testo dall’omonimo dramma simbolista di Maurice Maeterlinck. Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino, direttore Daniele Gatti. Regia Daniele Abbado, scene e luci Giovanni Carluccio.

Pelléas: Paolo Fanale, Mélisande: Monica Bacelli, Golaud: Roberto Frontali, Arkël: Roberto Scandiuzzi, Geneviève: Sonia Ganassi, Yniold: Silvia Frigato, Le médecin / Le Berger: Andrea Mastroni

Repliche domenica 21 giugno, ore 15.30, martedì 23 e giovedì 25 giugno, ore 20.30; guide all’ascolto nel foyer 45 minuti prima degli spettacoli.

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