Secondo una rilevazione nazionale di Confesercenti

Consumi: per 7 italiani su 10 la ripresa è lontana. E 6 su 10 temono per il lavoro

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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Le famiglie italiane riducono i consumi

Le famiglie italiane riducono i consumi

ROMA – Nessuna ripresa dei consumi in vista per sette italiani su dieci. Quasi due terzi degli italiani (il 71%), non prevede, infatti, un aumento della spesa nei prossimi sei mesi. È quanto emerge da un’indagine condotta da Confesercenti con Swg e diffusa in occasione dell’assemblea annuale.

CONSUMI – Entrando nel dettaglio, dalla ricerca si evince che il 41% degli intervistati prevede consumi stabili nei prossimi mesi, mentre un altro 30% li prevede in calo. Solo il restante 24% del campione esprime, invece, un segnale di fiducia prevedendo un aumento della spesa dedicata ai consumi nei prossimi mesi.

DOMANDA – La domanda interna rimane dunque debole, soprattutto a causa del deterioramento delle condizioni finanziarie delle famiglie e del clima di incertezza che ancora circonda il lavoro. Si rileva infatti una forte polarizzazione anche sul fronte del reddito mensile: più della metà degli italiani (il 61%) segnala una situazione difficile. Di questi, un 47% afferma di riuscire appena a coprire le spese, senza potersi permettere ulteriori lussi; ed un consistente 14% si definisce povero ammettendo, di fatto, che il reddito non basta nemmeno per le necessità indispensabili della propria famiglia.

LAVORO – Non diminuiscono, poi, le preoccupazioni ed i timori nemmeno rispetto al posto di lavoro: il 64% degli intervistati afferma di aver paura che qualche membro della propria famiglia possa perdere il lavoro. Il 38% si dice abbastanza preoccupato ed un 26% molto preoccupato, a dimostrazione di come resti alto il livello di ansia percepito circa la sicurezza del proprio posto di lavoro.

ANSIA – Si tratta di un dato, che “riflette il livello di ansia percepito, e non per forza una concreta possibilità di licenziamento; ma è indicativo di quanto il tema sia ancora in cima alle preoccupazioni degli italiani”. Solo per il 36% la paura rispetto al lavoro è minima o nulla, con un 26% che dichiara di avere poca paura di perdere la propria occupazione ed il 10% del campione che non manifesta, invece, alcun timore.

Come si può rilevare nessuna delle riforme renziane, neppure quella tanto reclamizzata con il termine inglese ‘Jobs Act’, in italiano legge sul lavoro, viene percepita positivamente dalla maggior parte della popolazione, che teme molto di più le incognite delle politiche di riduzione delle pensioni minacciate dal duo Boeri-Poletti e l’aumento delle tasse che si staglia all’orizzonte a partire dal 2016, ad opera sia dello Stato (se scatteranno le clausole di salvaguardia) sia dei famelici enti territoriali, regioni e comuni in primis.

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Camillo Cipriani

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