Dal 7 luglio l'esame della Camera

Scuola, riforma approvata dal Senato col voto di fiducia. Proteste in Aula e fuori

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica

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Riforma della scuola, protesta delle opposizioni in Senato

Riforma della scuola, protesta delle opposizioni in Senato

ROMA – Il Senato ha approvato nel pomeriggio di oggi 25 giugno la riforma del Governo Renzi per la scuola pubblica, la cosiddetta «buona scuola». Ora il testo del disegno di legge dell’Esecutivo passa alla Camera, dove la discussione è in calendario per il prossimo 7 luglio.

A Palazzo Madama, i «sì» sono stati 159, i «no» 112. Si è trattato di un voto su cui il ministro Maria Elena Boschi aveva annunciato, a nome del Governo, la richiesta ai senatori della fiducia. Alla fine non ha nascosto la sua soddisfazione il ministro dell’Istruzione, la lucchese Stefania Giannini.

Su tutte le furie le opposizioni: intanto per la decisione di porre la questione di fiducia, poi per contestare il merito del provvedimento. Sinistra Ecologia e Libertà, i Cinquestelle e la Lega Nord hanno dato battaglia in aula anche con pesanti proteste, come quando sono comparsi sui banchi dei senatori lumini cimiteriali e vasellina, a simboleggiare la «morte della scuola pubblica» e «il trattamento riservato agli insegnanti».

A Roma, come in diverse altre città, fra cui Firenze, sono ricominciate le proteste, con presidii e cortei. Il dado però, adesso è tratto. E si avvicina l’approvazione definitiva della riforma che istituisce il «super preside». In pratica una sorta di manager della scuola che avrà il potere di scegliere e di valutare i professori. Se la riforma otterrà, come non è difficile immaginare, il via libera anche alla Camera, sarà avviato il piano straordinario di assunzioni (100 mila persone) che dovrà attuarsi nei prossimi mesi.

Anche oggi, tuttavia, il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha sparato a zero contro il Governo: «Il voto di fiducia è una pessima notizia per la scuola italiana: la dimostrazione delle tante bugie dette dal presidente del Consiglio e dal suo governo rispetto alla necessità di un confronto sulla riforma».

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