Invece merita rispetto chi ha versato tasse e contributi per 40 anni

Pensioni: il piano di Boeri anticipato a Renzi. Solita litania: tagliare, tagliare, tagliare

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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poletti-boeri

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Il presidente dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, Tito Boeri, è stato ieri 29 giugno a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il premier Matteo Renzi, per illustrargli i suoi propositi in tema di pensioni. Boeri dovrebbe vedere a stretto giro anche i ministri direttamente interessati, a partire dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, e dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, considerato l’impatto sui conti pubblici da valutare.

FLESSIBILITÀ- Al centro c’è il principio della flessibilità in uscita, guardando al sistema contributivo. “Il contributivo ci consente flessibilità, perché non usarlo?”, ha ripetuto più volte Boeri, sottolineando che se si decide di far uscire le persone prima “le pensioni devono essere più basse” altrimenti il maggiore costo per la finanza pubblica “graverà sui giovani” e questo va assolutamente evitato. Ma ha ribadito per l’ennesima volta la necessità d’intervenire su pensioni molto alte “non giustificate” dai contributi versati: situazioni messe in evidenza nella sezione ‘Porte aperte’ avviata dall’Inps stesso. Altro punto più volte rimarcato dal presidente dell’Istituto è quello di offrire un aiuto contro la povertà in particolare per la generazione tra i 55 e i 65 anni. Il bocconiano presidente, a questo punto, ha veramente superato il segno con le sue ripetute minacce ai titolari delle cosiddette pensioni d’oro. Qualcuno potrà averle avute co n maggiore facilità (basterà dimostrarlo) ma la stragrande maggioranza dei pensionati con assegni più alti hanno lavorato e versato contributi e tasse, quelle sì d’oro per lo Stato, per una quarantina d’anni. Magari ricoprendo anche delicatissime posizioni di responsabilità. Non faccia credere, il Boeri, che qualcuno ‘ruba’ l’assegno: perché non è vero. Semmai è vero il contrario: che  tasse e contributi sono stati pagati fino al centesimo, manifestando alto senso del dovere civico e sociale.

INPS – Invece l’altezzoso bocconiano sembra volere trasformare la funzione dell’Inps da ente previdenziale in ente meramente assistenziale. Invece di affrontare l’efficienza e i costi di gestione dell’ente, vuole redistribuire i redditi derivanti per legge alle varie categorie pensionistiche secondo una nuova scala di diritti legata prevalentemente, ed in modo inversamente proporzionale, al livello di reddito percepito.

RICALCOLO – Vorrebbe dunque ricalcolare le pensioni in essere sulla base del metodo contributivo limitando però tale ricalcolo (e le conseguenti riduzioni ) unicamente alle pensioni più alte (le “pensioni d’oro” ). E costringendo così – per equità – i pensionati che ricevono di più (perché hanno versato regolarmente, per legge, più alti contributi) a soccorrere tutte le categorie che per varie ragioni (esodi anticipati, insufficienti periodi di lavoro, mancati versamenti ecc) non hanno diritto – sempre secondo la legge – ad un trattamento adeguato alle loro necessità perché non hanno effettuato versamenti adeguati.

CORTE COSTITUZIONALE – Boeri sorvola allegramente e sul fatto – già più volte sottolineato dalla Corte Costituzionale – dell’impossibilità di intervenire a posteriori su diritti acquisiti individualmente in base alle leggi approvate ed applicate. Inoltre sussiste la materiale impossibilità – che l’INPS ben conosce – di ricalcolare individualmente, e per tutti gli anni interessati, le pensioni che deriverebbero a ciascuno dalla applicazione del metodo contributivo. Fra l’altro questa ‘riforma’ colpirebbe gli assegni meno elevati e chi ha una minore anzianità contributiva. Con il retributivo i contributi contano fino a 40 anni anche per chi, come alcuni magistrati, hanno lavorato 55 anni. E se si trasformasse questo calcolo in contributivo, sicuramente, calcolando i 15 anni di versamenti in più, la pensione non scenderebbe ma probabilmente salirebbe.

UPI – Questo fatto è confermato dal Presidente dell’Unione pensionati italiani, Franco Abruzzo, il quale, intervistato su tema dal quotidiano Finanza Sviluppo, ha dichiarato:” io stesso con il metodo contributivo guadagnerei 700 euro in più al mese. Mentre quelli che hanno la pensione retributiva da 1.800 euro con il contributivo passerebbero a 1.300 euro al mese”. Esattamente l’opposto di quel che si propone il bocconiano Presidente dell’Inps.

LEVA FISCALE – La politica ha finora dimostrato con ripetuti interventi (Renzi, Gutgeld) di aver capito le difficoltà e la complessità di un intervento che non può essere demagogico ma deve risolvere le situazioni di maggior disagio senza ledere i diritti individuali e la fiducia dei cittadini nelle leggi e senza innescare  lotte fratricide tra categorie. Se il professor Boeri ritiene necessario che elargire una specie di “reddito di cittadinanza” pensionistico ad alcune categorie, proponga di elevare di un punto la massima aliquota fiscale pagata dalla generalità dei cittadini più abbienti: reperirà così risorse sufficienti a risolvere i problemi che si trova di fronte. Ed eviterà di caricare su specifiche e incolpevoli categorie di pensionati le inefficienze e gli errori, presenti e passati , dell’ente che presiede e per i quali non ha ancora trovato alcun rimedio.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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