E' sempre crescente il fenomeno degli inattivi, soprattutto fra i giovani

Lavoro: l’Istat rivela che i vantaggi prodotti dal Jobs Act sono ancora pochi

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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ISTAT

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Le relazioni e le indagini dell’Istat a volte lasciano un poco perplessi. Si passa periodicamente dall’esaltazione degli effetti del Jobs Act alla dichiarazione che in realtà quasi niente è cambiato; il lavoro non riprende e la disoccupazione resta a livelli stratosferici, fra i più alti in Europa. Dall’ultima loro rilevazione gli economisti dell’Istituto traggono infatti la conclusione che la ripresa economica prosegue, ma le informazioni provenienti dai settori produttivi indicano un’intensità più contenuta rispetto al primo trimestre”, quando si è registrata una crescita dello 0,3% sul trimestre precedente e dello 0,1% sul primo trimestre del 2014. Anche se le prospettive a lungo termine potrebbero essere positive.

INDICE – L’indice composito anticipatore dell’economia, proseguono gli esperti, “ha evidenziato in aprile una decelerazione, proseguendo la tendenza in atto da febbraio”, e precisano che “si conferma la riduzione delle spinte deflative cui seguirebbe in autunno una moderata ripresa dei prezzi”. Sul quadro macroeconomico, rileva l’Istituto, “pesa tuttavia l’incognita relativa agli sviluppi della crisi greca”.

LAVORO – Anche sul fronte del lavoro ci sono luci ed ombre: dall’inizio dell’anno “non si è ancora verificata una ripresa stabile dell’occupazione”. L’Istat sottolinea che “tuttavia alcuni segnali positivi prefigurano andamenti più favorevoli nei prossimi mesi”. Resta che dall’inizio dell’anno, “il livello complessivo degli occupati è rimasto sostanzialmente invariato”.

POSTI – L’aumento del tasso di posti vacanti, cresciuto dopo la stasi registrata nell’ultimo trimestre del 2014, ha interessato diversi comparti del settore dei servizi, tra i quali le attività finanziarie, le attività professionali scientifiche e tecniche e i servizi di informazione”. Un aumento si è verificato anche nelle costruzioni ma non nell’industria in senso stretto, a riflesso di una domanda di lavoro che permane ancora debole nel settore.

OCCUPAZIONE – Le previsioni espresse dagli imprenditori nel mese di giugno riguardo alle tendenze dell’occupazione nei successivi tre mesi, sottolinea l’Istat, “si sono confermate positive in tutti i settori, compresa l’industria manifatturiera, consolidando quindi i segnali provenienti dal lato della domanda. Dal lato dell’offerta di lavoro emergono indicazioni eterogenee. L’esame dei dati grezzi e i confronti tendenziali rispetto al primo trimestre del 2014 mostrano un quadro del mercato del lavoro maggiormente favorevole rispetto a quello osservato con i dati congiunturali”. Tuttavia, prosegue l’Istat, a una nuova riduzione delle persone in cerca di occupazione si è affiancata una crescita delle forze di lavoro potenziali (+9,7%, 324 mila individui) ovvero la fascia di inattivi più vicini al mercato del lavoro.

INATTIVI – Tra il complesso degli inattivi, inoltre, sono aumentati gli scoraggiati (+2,7%, 52 mila persone), coloro che hanno smesso di cercare un lavoro perchè ritengono di non riuscire a trovarlo. Il fenomeno dello scoraggiamento ha coinvolto soprattutto i maschi (+6,4% contro +0,7% delle donne). Si tratta di un segnale da seguire con attenzione tenendo presente che lo scoraggiamento maschile nella ricerca di lavoro era molto cresciuto nella fase più acuta della crisi (biennio 2012-2013).

DISOCCUPATI – Si è verificata infine una riduzione dell’incidenza della disoccupazione di lunga durata, storicamente molto elevata nel nostro Paese: la quota di disoccupati da più di dodici mesi sul totale è passata dal 58,7% al 57,1% in un anno ed è diminuita soprattutto tra le donne (tre punti percentuali in meno fino al 56,8%), nel Centro (quattro punti in meno fino al 51,6%) e, in parte, anche nel Mezzogiorno (un punto e mezzo in meno fino al 63,3%).

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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