L'annuncio in Palazzo Vecchio

Lavoratori in malattia, niente più visite fiscali per chi ha patologie gravi. Arriva la «Legge Carlotta»

di Redazione - - Cronaca, Economia, Politica, Primo piano, Top News

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Il sottosegretario Luca Lotti con Carlotta Filardi

Il sottosegretario Luca Lotti con Carlotta Filardi

FIRENZE – «Sono molto contenta del fatto che, dal mio caso isolato, si possa far giustizia per tante persone». Era pacata ma al tempo stesso sollevata Carlotta Filardi, stamani 6 luglio in Palazzo Vecchio. A lei, malata oncologica, l’Inps aveva comminato una sanzione di 3.000 euro perché non si era fatta trovare in casa durante la visita fiscale di accertamento. Il motivo? Era impegnata in una seduta di chemioterapia. Filardi ha partecipato oggi alla presentazione di una nuova norma, inserita in un decreto attuativo del Jobs Act del Governo Renzi, che prevede esenzioni alla visita fiscale per i malati gravi del settore privato, ed è stata ribattezzata «Legge Carlotta».

LA NUOVA NORMA – Erano presenti a Firenze il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Luca Lotti, e il deputato Pd Federico Gelli, membro della commissione Affari sociali della Camera e primo firmatario di una proposta di legge che è confluita nel decreto attuativo 176 del Jobs Act. La nuova norma prevede che siano esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce orarie di reperibilità i dipendenti affetti da patologie che richiedono terapie salvavita, gli infortunati sul lavoro, coloro che soffrono di malattie per cui è stata riconosciuta la causa di servizio, coloro che soffrono di malattie connesse alla propria invalidità. «Pensiamo che a settembre diventerà a tutti gli effetti nuova legge dello Stato», ha spiegato Gelli, «anche questo è riforma del mondo del lavoro», ha aggiunto Lotti.

Il prossimo 30 novembre sarà pubblicato il libro «La principessa Fuzzia» di Carlotta Filardi, dedicato ai piccoli malati, e scritto nel periodo della malattia: «Vuole essere un modo un po’ magico per insegnare ai bimbi cos’è il cancro», ha spiegato l’autrice, che si augura possa essere diffuso nei reparti di oncologia pediatrica.

 

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