Con una quota del 2%. Il 3 dicembre il nostro articolo

Monte dei Paschi: Bank of China entra nel capitale di Rocca Salimbeni. Come anticipato da Firenze Post

di Redazione - - Cronaca, Economia, Primo piano, Top News

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Monte dei Paschi di Siena, la sede alla Rocca Salimbeni

Monte dei Paschi di Siena, la sede alla Rocca Salimbeni

MILANO – La Banca centrale della Repubblica Popolare Cinese (People’s bank of China) ha ufficialmente fatto il suo ingresso nel capitale di due delle principali banche italiane: si tratta di UniCredit (che oggi 6 luglio è caduta in Borsa del -6,12% a 5,68 euro) e del Monte Paschi di Siena (-11,5% a 1,53 euro). Come anticipato da FirenzePost lo scorso 3 dicembre, in un articolo firmato dal direttore, Sandro Bennucci, la bandiera rossa della Repubblica Popolare guidata da Xi Jinping comincia metaforicamente a piazzare i suoi vessilli sulla Rocca Salimbeni.

Le operazioni della Banca della Cina, datate 29 e 30 giugno 2015, e comunicate alla Consob in giornata, riguardano, rispettivamente, il 2,005% di UniCredit e il 2,010% di Mps. Sulla base dei valori espressi alla chiusura dei mercati di venerdì scorso dai due istituti italiani le quote in mano a Pechino valgono circa 770 milioni di euro.

Con queste mosse, quindi, aumenta di misura il peso di Piazza Affari nel portafoglio dell’istituto centrale cinese. Il «Dragone» risulta azionista dallo scorso gennaio di Terna e Saipem con quote del 2%, mentre in precedenza aveva già rilevato partecipazioni simili in Generali, Eni, Enel, Prysmian e Telecom. Tirando le somme l’esposizione del Celeste Impero in Italia ammonterebbe a quasi 4 miliardi di euro. Da segnalare, inoltre, che la Banca centrale risultava anche nella compagine azionaria della Fiat: la partecipazione era precedente al trasloco del Lingotto in Olanda e adesso potrebbe risultare nell’azionariato della nuova Fiat Chrysler Automobiles (Fca).

Non vanno dimenticate, infine, altre operazioni «made in China» verso il nostro Paese. La recente maxi-acquisizione da 2 miliardi di euro messa a segno da State grid corporation of China (Sgid), colosso statale delle utility, del 35% di Cdp reti, a cui fanno capo proprio le due reti per la distribuzione di energia e gas, Terna e Snam. E l’ingresso non molto tempo prima della Shangai electric nel capitale di Ansaldo Energia col 35%.

La raffica di operazioni targate Cina è dunque la conferma dell’attenzione con cui il Paese guarda l’Italia da diverso tempo. Pechino, dopo avere piantato radici profonde in continenti come l’Africa, sta aprendo nuove strade di crescita a livello internazionale, che bilanciano ritmi di sviluppo meno eclatanti del passato sul mercato interno. Per questo l’Europa viene considerata con attenzione e l’Italia è di certo tra i Paesi più adatti per verificare sul campo possibilità concrete di espansione. Sia perché la grande crisi apre varchi notevoli all’afflusso di capitali sia perché si tratta di un mondo più aperto rispetto ad altre realtà nel Vecchio Continente.

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