Giornata decisiva per la nuova trattativa

Grecia: ecco gli scenari possibili. In attesa del vertice dell’Eurogruppo

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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merkel  e tsipras

merkel e tsipras

BRUXELLES – La giornata di oggi 8 luglio dirà quale sarà il vero impatto del trionfo del “no”, al referendum greco di domenica, sul negoziato fra Atene e i suoi creditori dell’Eurozona e dell’Fmi. In mattinata ci saranno le prime dichiarazioni del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo. Interverrà in aula anche il presidente del Consiglio europeo e dell’Eurosummit (il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Eurozona), Donald Tusk.

EUROSUMMIT – Lo stesso Tusk ha poi convocato proprio l’Eurosummit per le 18 a Bruxelles. La riunione dei leader (a cui parteciperà il premier italiano Matteo Renzi) sarà preceduta da un Eurogruppo straordinario, con i ministri delle Finanze dell’ Eurozona che cercheranno di riprendere il bandolo della matassa dei negoziati, buttato a terra dalla decisione greca sul referendum.

LEADERS – Ma già ieri le dichiarazioni dei leader europei che avevano parteggiato tutti per il “sì” hanno cominciato a dischiudere la porta a nuova trattative, anche se tutto “sarà tutto più difficile”, come ha ripetuto il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis. Non si tratta, comunque, di riprendere il negoziato sospeso sul prolungamento del secondo il “programma di salvataggio” per la Grecia, programma che è ormai scaduto il 30 giugno, ha spiegato Dombrovskis, ma eventualmente di ottenere dall’Eurogruppo un mandato per un nuovo programma, il terzo, sulla base della richiesta già formulata dal premier greco Alexis Tsipras pochi giorni prima del referendum. L’apertura maggiore, ancorché prudente, è venuta dall’asse franco-tedesco, con le scarne dichiarazioni rilasciate dalla cancelliera Angela Merkel e dal presidente François Hollande dopo il loro incontro all’Eliseo a Parigi.

TSIPRAS – Tsipras tornerà al tavolo del negoziato con la richiesta che finora non era stata neanche presa in considerazione dai suoi interlocutori (a parte l’Fmi, che sarebbe favorevole): rendere il debito pubblico greco davvero sostenibile, ristrutturandolo. Come? Trasferendo all’Esm (il Fondo salva-Stati permanente dell’Eurozona) tutti i titoli di Stato greci detenuti oggi dalla Bce (27 miliardi di euro), e allungandone le scadenze dei pagamenti. Se questa proposta sarà accettata, almeno come base di discussione, Tsipras potrebbe accettare con poche correzioni il programma che la ex troika aveva proposto il 25 giugno e che il popolo greco ha sonoramente bocciato al referendum di ieri. Nel frattempo, l’Eurozona dovrebbe continuare a prestare ad Atene quanto servirà a coprire i pagamenti dovuti ai creditori (soprattutto all’Fmi) nei prossimi due anni. Dopo, si spera, non ce ne sarà più bisogno, perché la Grecia tornerà a crescere e torneranno gli investimenti, in un paese non più votato alla bancarotta.

ACCORDO – L’accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 luglio, quando Atene ha un altro grosso pagamento in scadenza (3,5 miliardi di euro alla Bce). Intanto, il prossimo passaggio sarà il mandato dell’Eurogruppo alla Commissione e alla Bce affinché forniscano una valutazione della richiesta di un nuovo programma di assistenza per la Grecia. La valutazione potrebbe richiedere solo qualche giorno. Se la Commissione e la Bce considereranno che il nuovo programma è fattibile e giustificato a causa dei rischi per il sistema finanziario dell’Eurozona nel suo insieme o per alcuni paesi membri, partiranno i negoziati con la Grecia.

BUNDESTAG – Ma prima dovrà esserci un voto favorevole da parte del Parlamento tedesco, che ha una sorta di diritto di veto sui programmi di assistenza del Fondo salva-Stati Esm. Il “sì” del Bundestag, in altre parole, è necessario prima ancora che Berlino cominci a negoziare. Viste le dichiarazioni delle scorse ore degli esponenti politici tedeschi, anche di quelli socialdemocratici, c’è da aspettarsi che non sarà facile, per Merkel, convincere la sua maggioranza. In questo senso aveva ragione Juncker quando diceva che un “no” greco avrebbe reso “tutto più difficile”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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