Forse per un infarto. La denuncia del sindacato Osapp: «Caldo opprimente»

Firenze, carcere di Sollicciano: detenuto muore dopo lo sport nell’ora d’aria

di Redazione - - Cronaca, Primo piano

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Detenuti giocano a pallone all'interno di un carcere, nell'ora d'aria

Detenuti giocano a pallone all’interno di un carcere, nell’ora d’aria

FIRENZE – Un detenuto di 45 anni, di nazionalità albanese, è morto nel carcere di Sollicciano dopo avere praticato attività al campo sportivo. La causa della morte sarebbe un infarto. «Ci domandiamo – scrive il sindacato di polizia penitenziaria Osapp – se sia il caso, secondo noi sì, di sospendere l’attività sportiva all’aperto nelle ore pomeridiane quando il caldo si fa opprimente». Per l’Osapp «appare evidente la necessità di evitare tali rischi soprattutto per quei detenuti che non hanno un’attestazione medica di idoneità» allo sport.

«Nel caso specifico – viene spiegato nella nota riferendosi all’attestazione medica – non sappiamo se c’era tale idoneità». Il decesso, continua il segretario toscano dell’Osapp, Lorenzo Traettino, è avvenuto ieri pomeriggio, 19 luglio. Il detenuto stava scontando una pena per spaccio di sostanze stupefacenti. Sarebbe uscito di carcere nel febbraio 2017.

«Dopo essere stato al campo sportivo e aver fatto ritorno in sezione è deceduto – spiega Traettino – .Apparentemente si tratta di una morte naturale causata da un probabile infarto ma, a quanto ci è dato sapere, sarebbe stata disposta l’autopsia per avere certezze in merito».

«Sono nove i detenuti morti a Sollicciano in questo ultimo anno – ha scritto in una nota l’Osservatorio carcere della Camera Penale di Firenze -. I problemi sono quelli di sempre: mancanza di personale, assistenza sanitaria disastrata, condizioni di vita drammatiche». «Nelle ultime 24 ore due persone detenute si sono tolte la vita nel carcere di Roma – ricorda la nota – Intanto a Sollicciano una persona moriva per infarto. A Roma questa volta è in evidenza la sicurezza dei detenuti, a Firenze le drammatiche condizioni di vita all’interno del carcere».

«Le Camere Penali – conclude la nota – assieme alle associazioni che si occupano di carcere, continuano a denunciare questa situazione, ma politica e istituzioni, evidentemente, hanno una diversa agenda». Serve «un ordinamento nel quale la pena della detenzione sia misura non centrale del sistema. Nel frattempo, amnistia e indulto rappresentano l’unica soluzione immediata praticabile».

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