Severo giudizio della magistratura contabile

Province, allarme della Corte dei Conti: la riforma non decolla

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia, Top News

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Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

Palazzo Chigi, sede del Governo italiano

La Corte dei Conti lancia l’allarme sul riordino delle Province. Il riferimento è «in particolare, alle ricadute sulle gestioni finanziarie interessate, generate dall’anticipazione degli effetti finanziari relativi ai tagli di spesa disposti dalla legge di stabilità 2015, rispetto all’alleggerimento della spesa corrente che sarebbe dovuto conseguire al trasferimento degli oneri del personale a seguito della riallocazione delle funzioni non fondamentali». Nella relazione sulla finanza locale la magistratura contabile sottolinea come le risorse a disposizione rischino di non bastare a «garantire servizi di primaria importanza». Senza interventi «la forbice tra risorse correnti e fabbisogno» tende a una «profonda divaricazione, difficilmente sostenibile per l’intero comparto».

RIFORMA – La Corte ricorda di avere già espresso preoccupazione con la relazione ad hoc sulle Province, anticipata rispetto all’intero esame della finanza locale per «ragioni connesse alla situazione di criticità (per certi versi emergenziale)» legata all’attuazione della riforma Delrio. «Lo stato di precarietà della situazione finanziaria degli enti di area vasta e l’aggravamento ipotizzato, soprattutto nella prospettiva dell’esercizio in corso – sottolinea la Corte dei Conti – stanno avendo progressiva conferma, considerata la fase avanzata della gestione 2015 e la mancanza di novità sul fronte dell’attuazione del riordino».

CONCORSI – Lo stallo nella riforma e nel riassorbimento del personale delle province si riverbera anche sulle assunzioni degli idonei dei concorsi nelle amministrazioni statali. Occorre ricordare che la legge di Stabilità 2015, pur bloccando le assunzioni, per favorire il riassorbimento degli esuberi delle Province, salva le chiamate per i vincitori ancora in attesa. Senza contratti e senza posti. È questa la situazione della pubblica amministrazione. Mentre la questione del rinnovo dei contratti è ancora al palo e i sindacati attendono la convocazione del ministro Madia, da un report della Funzione pubblica emerge che sono più di 4mila i vincitori di concorsi pubblici ancora non assunti e circa 150 mila gli idonei in lista. È un bacino a cui si può ricorrere, ma senza obbligo: nel report si parla infatti di assunzioni «eventuali». il totale dei posti banditi per le graduatorie ancora in piedi oggi è pari a 37.551 per un complesso di vincitori già presi di 32.782 (ne rimangono fuori precisamente 4.140). I dati sono confrontabile con i precedenti monitoraggi, quello relativo al 2014 e quello che si ferma al 30 aprile 2015 (uscito insieme ai dati aggiornati di ieri). Il dossier sul 2014 contava 3 mila vincitori da assumere.

SEGNALI – Sono ormai molti i segnali negativi per il governo. Dopo le manifestazioni e le proteste dei sindacati per la mancata attuazione della riforma e per il blocco dei contratti degli statali, provvedimento peraltro dichiarato incostituzionale con un’altra sentenza alla quale il Governo non ha ancora dato esecuzione. Dovunque si guardi, statali, enti locali, jobs act, occupazione, le riforme renziane, tanto vantate dal premier e dalle sua ministre – Maria Elena Boschi e Marianna Madia -, non hanno prodotto nessun beneficio né di semplificazione né di riduzione di spesa, ma si sono tradotte la prima in un guazzabuglio di cui non si vede ancora l’esito e la seconda in un ulteriore aumento – record dal 1977 – della disoccupazione giovanile, giunta al 44,2%. Vuol dire che quasi un giovane su due non trova lavoro e dispera di trovarlo. Altro che riforme imponenti, come ha fatto credere Renzi alla Merkel. Fino a quando l’Europa darà credito alle mirabolanti affermazioni del premier? Prima o poi qualcuno comprenderà la verità e ci avvieremo verso una deriva di tipo greco.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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