Invece di togliere balzelli, il governo ne studia di nuovi

Tassa sui bancomat: balzello di Renzi a carico degli imprenditori

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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bancomat

Il fisco vuole controllare i prelievi bancomat fatti dagli imprenditori per verificare successivamente come sono stati impiegate quelle somme. Se cioè non sono servite a costituire fondi riservati, ma sono state giustificate da spese riscontrabili con fatture, scontrini ecc. In caso contrario scatta una sanzione, che è stata subito battezzata la tassa sui prelievi al bancomat ; si applicherà solo agli imprenditori, non quindi ai professionisti e, indiscriminatamente, a tutti i possessori di partita IVA e scatterà tutte le volte in cui, per ogni pagamento, non venga indicato il relativo beneficiario (attraverso l’ordine di bonifico o dalla contabilità interna). Ci sarà una sanzione proporzionata all’importo prelevato (dal 10 al 50%) di cui sia ignoto il beneficiario e che non risulti dalle scritture contabili. È quanto chiarito dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, che ha tentato – in una relazione a propria firma – di chiarire tutti i dubbi generati dalla stampa nelle ultime ore in merito alla nuova norma in corso di approvazione con la delega fiscale.

PRELIEVI – Non è una novità, per la nostra legge, quella di voler controllare i prelievi. Nella finanziaria del 2005, approvata dal Governo Berlusconi, fu previsto un provvedimento del tutto simile a quello attuale, poi però dichiarato incostituzionale grazie a un contribuente che, nell’arco di un anno, fu pizzicato a prelevare ben 50mila euro dal bancomat. Il fisco gli chiese spiegazioni e lui non seppe fornirle. Così, il soggetto fece ricorso alla Consulta, vincendo la partita. I giudici della Corte Costituzionale gli diedero ragione, stabilendo che la norma in questione andava contro il principio di ragionevolezza e di capacità contributiva. In pratica, la sentenza ha sancito l’illegittimità della presunzione secondo cui i prelievi non giustificati degli esercenti arti e professioni costituissero compensi evasi.

CONTANTE – Ora però la stessa norma torna a fare capolino, sebbene in forma corretta e aggiornata, con aggravanti ai danni dei contribuenti. Sull’uso del contante infatti, non scatterebbe più una sorta di presunzione legale da parte del fisco, ma tutti i possessori di partita Iva, sarebbero costretti a dimostrare attraverso giustificativi, l’uso che hanno fatto del cash. Pena, come detto, una sanzione che andrebbe tra il 10 e il 50% della somma ritirata al bancomat. Per milioni di partite IVA il semplice ritiro di contante al bancomat potrebbe, dunque, a breve, diventare operazione quanto mai sospetta per il nostro fisco. Sicuramente qualcuno, a ragione, sarà invogliato a investire nuovamente della questione la Corte costituzionale. Ma niente paura, questo governo è abituato ormai a non rispettare neppure le sentenze della Corte, lo ha dimostrato decidendo la parziale e ridotta applicazione della perequazione degli assegni dei pensionati, in barba al disposto dei giudici.

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Camillo Cipriani

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