Tutto da rifare

Firenze, minimarket: il Tar boccia il divieto di vendere alcolici di notte

di Redazione - - Cronaca, Top News

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Movida, il Tar boccia l’ordinanza anti alcol del sindaco

FIRENZE – Come già era avvenuto per un analogo provvedimento della giunta di Matteo Renzi, adesso il tribunale amministrativo regionale (Tar) della Toscana ha bocciato l’ordinanza del sindaco Dario Nardella, che risale a dicembre scorso, la quale vietava la vendita di alcolici dalle 22 alle 6 nei minimarket che proliferano in centro storico. Era questa una delle misure contenute nel Patto per la Notte firmato in prefettura, nel settembre 2014, per mettere fine agli eccessi della movida notturna.

CONTESTATA L’URGENZA – A quanto sembra il Tar ha contestato l’urgenza del provvedimento con la quale l’Amministrazione Nardella giustificava l’ordinanza, senza quindi un passaggio, e un voto, in Consiglio comunale. Un analogo provvedimento era stato, appunto, bocciato sempre dal Tar anche alla giunta guidata dall’allora sindaco Matteo Renzi.

LA REPLICA – «I giudici ne fanno una questione di competenze – spiega l’assessore allo Sviluppo economico, Giovanni Bettarini -. Ne prendiamo atto ma noi intendiamo continuare la lotta contro l’abuso di alcool e certe attività commerciali facilitano questo tipo di fenomeni. Per questo non ci fermeremo».

NUOVO REGOLAMENTO – Da qui l’annuncio di Bettarini, in attesa della decisione su un eventuale ricorso – «domani 6 agosto mi vedrò con l’Avvocatura» -, di anticipare il nuovo regolamento sugli esercizi commerciali che «acceleriamo, sperando di averlo pronto entro la fine di settembre». «Per noi la lotta all’abuso dell’alcool resta comunque una priorità», conclude l’assessore.

L’ADUC – A rendere nota la bocciatura del Tar è stata l’Aduc. «Il lupo perde il pelo ma non il vizio?», si chiede l’associazione ricordando la sentenza del 2013 e il fatto che «limitare la vendita di beni (alcolici nella fattispecie) non c’entra nulla con gli orari degli esercizi commerciali, che comunque non sono di competenza comunale, ma disciplinati da legge dello Stato».

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