Gli adempimenti da compiere per liberarsi di spese imposte

Telefoni cellulari: come liberarsi dai pagamenti indesiderati

di Camillo Cipriani - - Cronaca, Economia, Lente d'Ingrandimento

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Italiani, boom della telefonia

Italiani, boom della telefonia

A chiunque abbia un telefono, un abbonamento a internet ADSL o mobile, uno smartphone, o altri dispositivi con servizi a pagamento o in abbonamento, è capitato di ritrovarsi degli addebiti ingiustificati o incomprensibili. Il più delle volte si tratta di servizi da pochi centesimi al mese mai richiesti, ma non sono da escludere gli addebiti d’importi ben più notevoli, come depositi cauzionali da centinaia di euro; accade anche l’inverso, ovvero le ipotesi in cui siamo convinti che determinate chiamate o connessioni dati siano inclusi in un abbonamento, quando i costi ne sono in realtà al di fuori. Quando, ad esempio, usiamo il cellulare come modem, convinti di utilizzare i Gigabyte del nostro piano tariffario, non siamo a conoscenza che molte compagnie non lo permettono, ed allora, se abbiamo una scheda ricaricabile, vedremo il nostro credito esaurirsi in una manciata di minuti, mentre, se abbiamo un abbonamento, vedremo recapitarci una fattura da capogiro.

PASSAGGI – Quali sono i passaggi da seguire per tutelarsi dai pagamenti non dovuti? In primo luogo, se abbiamo sottoscritto un contratto o un’offerta, accertiamoci di quanto accettato e firmato, clausola per clausola. Se il contratto è stato concluso via internet o telefono, trattandosi di un contratto a distanza, abbiamo 14 giorni di tempo dalla stipula per ripensarci, inviando una raccomandata o una pec di recesso al gestore, senza dover pagare alcuna penalità.Se gli importi sono veramente indebiti, dobbiamo subito inviare un reclamo al gestore, nel quale spiegheremo i motivi per cui i costi sono illegittimi. Nei siti delle varie compagnie telefoniche è solitamente presente una sezione dedicata a reclami e segnalazioni, ma si consiglia ugualmente di spedire, in aggiunta, una raccomandata o una pec, per avere un riscontro certo dell’invio.Se la società riconosce l’errore, stornandoci l’indebito, i problemi dovrebbero terminare qui: attenzione, però, può succedere anche che il gestore risponda positivamente alle nostre richieste, ma, nel concreto, non restituisca i soldi.

COMITATO – Sia in quest’ultimo caso, sia nel caso in cui il gestore non risponda, o risponda negativamente, dovremo rivolgerci al Co.re.Com (Comitato regionale delle comunicazioni) della nostra Regione, per effettuare il tentativo di conciliazione obbligatorio: la conciliazione, infatti, non solo sospende i termini per presentare il successivo ricorso all’autorità giudiziaria, ma è anche condizione di procedibilità. La conciliazione deve concludersi entro 30 giorni, diversamente si è liberi di non attendere il termine della procedura, e di rivolgersi direttamente all’autorità giudiziaria. Possiamo chiedere, entro tre mesi, la definizione al Corecom o all’Agcom: gli organismi non sono competenti a decidere in merito all’eventuale risarcimento del danno, ma sarà sempre possibile, a tal riguardo, adire poi il Tribunale.

DISTACCO – Se si rischia l’illegittima sospensione del servizio, o addirittura il distacco dell’utenza, possiamo evitarlo attivando una procedura d’urgenza al Corecom, contestualmente alla domanda di definizione: adottando un provvedimento temporaneo, l’Organismo potrà così garantire il servizio, o la cessazione di abusi o di funzionamenti scorretti, sino al termine della procedura di definizione. Potremo attivare la procedura di urgenza presentando (direttamente, via fax o raccomandata-pec) al Corecom l’istanza di provvedimento temporaneo, utilizzando un particolare formulario (GU5), reperibile anche sul sito dell’Organismo della propria Regione.

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Camillo Cipriani

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