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Fondazioni politiche: dal ministero dei Beni culturali soldi a pioggia

di Paolo Padoin - - Cronaca, Cultura, Economia, Lente d'Ingrandimento, Politica

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Esaminando i finanziamenti erogati dal Ministero dei Beni e delle attività culturali si scopre una strana (ma non troppo) tendenza: teatri e musei possono attendere, prima occorre finanziare le Fondazioni di area politica. L’ultima invenzione politico-burocratica per dare soldi a tutti è la creazione di 11 fasce di merito per distribuire 5,6 milioni di contributi. Cosi nessuno viene escluso. Alla fine sono premiate soprattutto le fondazioni politiche. Soldi per tutti, si potrebbe dire. Se n’è accorta anche la Commissione cultura della Camera che chiede spiegazioni e criteri più trasparenti per assegnare i fondi.

FONDAZIONI – Infatti l’elenco delle attribuzioni di fondi consegnati alla Commissione indica i seguenti criteri : 1) Superiore all’eccellenza; 2) Eccellente; 3) Molto più di ottimo; 4) Più di ottimo; 5) Ottimo; 6) Molto più di buono; 7) Più di buono; 8) Buono; 9) Più di discreto; 10) Discreto; 11) Sufficiente. Ci manca solo la categoria «schifezza» per completare il quadro. In queste molteplici categorie il ministero inserisce enti e istituti di cultura quando li ritiene meritevoli di un contributo annuale. Il tutto in base alla valutazione della qualità della ricerca, dell’attività svolta nel precedente triennio e del patrimonio documentario. A ogni categoria ovviamente corrisponde un diverso livello di finanziamento. Per quelli superiore all’eccellenza ci sono a disposizione 210 mila euro, per chi è sufficiente appena 15 mila.

DECRETO – Leggendo il decreto di ripartizione dei 5,6 milioni, firmato dal ministro Dario Franceschini e dal collega dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si scopre che nella categoria «più che ottimo», e quindi meritevole di un contributo di 140 mila euro all’anno, c’è per esempio la fondazione Lelio e Lisli Basso, presieduta dall’ex parlamentare europea dei Ds Elena Paciotti, con consiglieri di amministrazione di area Pd come Fabrizio Barca e Walter Tocci. Nella categoria «più che discreto», per 30 mila euro annui, spunta la fondazione Craxi, presieduta dalle ex deputata di Forza Italia, nonché figlia del premier socialista degli anni ’80, Stefania Craxi. Affollata la categoria «discreto», che da diritto a 25 mila euro all’anno. Qui troviamo la fondazione De Gasperi, guidata dal ministro dell’Interno Angelino Alfano e la fondazione Donat-Cattin. Nella casella «discreto» rientra anche la fondazione Corriere della Sera, che per altro non è politica. In compenso ci si chiede perché tirar fuori 25 mila euro di soldi pubblici visto che il gruppo editoriale del Corriere della Sera vanta azionisti che vanno dagli Agnelli a Diego Della Valle, passando per Mediobanca. Viene poi la fondazione Magna Carta, presieduta da Gaetano Quagliariello (Ncd), inserita nella categoria «sufficiente», con 15 mila euro. Magna Carta ha tra i suoi fondatori società come Erg e Mediaset. E che dire della fondazione Ansaldo, che intasca 15 mila euro l’anno nonostante sia stata creata da Finmeccanica e venga finanziata da società del gruppo come Selex Es.

COMMISSIONE – La Commissione cultura della Camera dei Deputati, chiamata nei giorni scorsi a fornire il parere di rito sul decreto, ha dato il suo via libera, ma con osservazioni e raccomandazioni pesanti. La più rilevante è che in futuro «si provveda a una revisione generale dei meccanismi di sostegno statale agli istituti ed enti operanti nel settore dei beni culturali, sulla base di criteri trasparenti e meritocratici in termini di destinatari e di entità del sostegno». Intanto però, per questa volta, un colpo di spugna ha salvato capra e cavoli.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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