Favorite le contrade Torre, Istrice, Onda e Selva

Siena, tutto pronto per il Palio dell’Assunta 2015 rinviato a oggi 17 agosto

di Domenico Coviello - - Cronaca, Cultura, Primo piano

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Da destra Luigi Bruschelli, Trecciolino, ed Enrico Bruschelli, Bellocchio

Padre e figlio: da destra Luigi Bruschelli, Trecciolino, ed Enrico Bruschelli, Bellocchio

SIENA – Sorpassato il pericolo maltempo, dalle 19 di oggi 17 agosto si svolgerà il Palio dell’Assunta, rinviato di un giorno, ieri 16 agosto, dopo la pioggia che ha reso impraticabile il tufo di piazza del Campo già sabato scorso, alla vigilia della gara.

Favorite le contrade della Selva, dell’Istrice, dell’Onda e della Torre, che ha già vinto, quest’anno, il Palio della Madonna di Provenzano del 2 luglio. Ma sarà, comunque vada, una carriera ricca di significati per i senesi. Anche per motivi «minori» se si vuole.

Come quello di una competizione speciale all’interno di una famiglia di fantini. Al Palio si sfidano infatti a viso aperto un padre, Luigi Bruschelli, 47 anni, il re della piazza con 13 vittorie, che corre per l’Istrice, e suo figlio, Enrico Bruschelli, 19 anni, per l’Oca. Trecciolino e Bellocchio rivali fino all’ultimo giro di piazza del Campo, nel Palio del rinvio per maltempo: una circostanza, quest’ultima, che non accadeva dal 1997 e che, anch’essa rende questa carriera degna di particolare nota.

A Siena dicono che ci sia un «regno» del Bruschelli (padre), consolidatosi negli anni Duemila, costruito con pazienza, caparbietà e capacità manageriale del signore dei fantini, più d’una volta in grado di condizionare la corsa anche quando non ha vinto lui, grazie a una rete di relazioni col mondo ippico paliesco. Ma che adesso, alla metà degli anni ’10 del nuovo secolo, non sia più nella sua epoca d’oro.

All’orizzonte emergono rivali forti e persino la fame di gloria e di vittorie del giovane Bruschelli (figlio), oltre a veri e propri guai giudiziari (non semplici squalifiche) per «il re»: come è noto Trecciolino è sotto inchiesta della magistratura, accusato di aver contrabbandato, in concorso con altri, dei cavalli purosangue per dei mezzosangue per cercare di farli correre in piazza del Campo, aggirando i divieti, e disporre di animali più forti e competitivi per vincere il Palio.

Nulla di davvero nuovo, tuttavia, sotto il cielo di Siena. La città dove tutti sanno che tutto «si fa ma non si dice» perché una sola cosa conta: vincere a tutti i costi. Eppure anche Siena, come ha sempre fatto per secoli, si aggiorna, sta al passo coi tempi e cambia. Perché ogni cosa resti al suo posto, nel sacrosanto ordine paliesco delle contrade. Un ordine comunitario e identitario anche nelle cose minime.

Chi ha avuto, ad esempio, la fortuna di partecipare alla cena della contrada (qualunque sia stata) alla vigilia di un Palio sa che durante il convitto ufficiale i contradaioli non si lasciano andare a gozzovigli da sagra estiva; perfino i tradizionali canti palieschi, intonati anche nel corso del banchetto, vengono cantati con il massimo dell’armonia possibile, quasi si fosse a una messa (ghibellina). O chi chieda a una ragazza contradaiola perché non ci siano donne fantino a correre il Palio si sentirà rispondere dopo un’occhiata sprezzante: «Perché è sempre stato così».

Animalisti in corteo a Siena il 16 agosto 2015

Animalisti in corteo a Siena il 16 agosto 2015

Così, nel mutare e aggiornarsi avendo sempre come verità il Palio, i senesi hanno accettato per la prima volta quest’ultimo 16 agosto, di «sopportare» la vista di un corteo di animalisti (poche decine per la verità), sfilare in città nel giorno del Palio chiedendo l’abolizione della loro festa. Una bestemmia. Tollerata solo perché prefetto e questore hanno imposto agli animalisti di fare una «passeggiata» a distanza di sicurezza: 6 chilometri da piazza del Campo.

Negli anni ’90, e ancora nei primi anni Duemila, furono celebri le pesanti invettive di Franco Zeffirelli contro il Palio «mattanza» dei cavalli, e la conseguente battaglia di controdichiarazioni, querele e richiesta di pubbliche scuse a Siena. Zeffirelli, fiorentino fino nel midollo, a un certo punto si beccò di «guelfo al soldo della Chiesa». Si era tornati per un momento ai tempi di Cecco Angiolieri contro Dante e dei guelfi contro i ghibellini? Probabilmente c’è una Toscana che da quei tempi non si è mai allontanata né vuole farlo. Ma una riconciliazione a distanza può forse essere immaginata grazie allo splendido drappellone di questo Palio d’agosto, realizzato dalla pittrice fiorentina Elisabetta Rogai, nel quale, se è lecita una semplice interpretazione, il vino, ossia il prodotto più toscano che c’è, usato dall’artista al posto dei colori, di fatto riavvicina Siena e Firenze, le eterne rivali.

In ogni caso anche il sindaco Bruno Valentini, che ha annullato e rinviato il Palio del 16 agosto a oggi, lo ha fatto «perché non ci sono le condizioni di sicurezza per far correre cavalli e fantini», volendo essere più animalista degli animalisti. E lo è. Dal punto di vista dei senesi, naturalmente. Siena si aggiorna, sta al passo coi tempi e cambia. Ma solo se al centro della vita della città prosperano il Palio e le Contrade. E il loro ordine in cui da secoli, in barba al tempo che si consuma, ogni cosa trova il suo posto.

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Domenico Coviello

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