Stravolta la classifica dell'Università di Shangai

Università, sorpresa: secondo il sito Roars le italiane sono fra le migliori. In testa la Normale di Pisa

di Paolo Padoin - - Cronaca, Economia

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Scuola normale superiore di Pisa

Scuola normale superiore di Pisa

ROMA – Le università italiane non sono poi così male. Lo sostiene il sito specializzato “Roars”, acronimo per “Return on academic ReSearch”, che ha “smontato” l’annuale classifica dalla Jiao Tong University di Shanghai che, pubblicata ogni ferragosto, prende in esame le 500 università migliori nel mondo. E’ ormai prassi che, pubblicata nel giorno di ferragosto, l’Academic Ranking of World Universities 2015 (ARWU) releghi i nostri atenei oltre il 150 posto, dove la Sapienza si colloca in testa agli Atenei italiani (range 151-200), seguita dalle università di Pisa, Milano, Padova, Torino e nel range 201-300 dalle università di Bologna, Politecnico di Milano, Firenze.

ROARS – “Roars”, però, ha proposto una classifica parallela in cui ai 20 migliori atenei del mondo, tipo Harvard, Stanford o Mit, si contrappongano le 20 migliori italiane, con l’aggiunta di un “correttivo”, ovvero una sorta di “capacità di spesa” al netto dei milioni di dollari che i bilanci (tutti verificati online) degli altri possono vantare e noi no. “In altre parole – scrive il sito – abbiamo calcolato quanti milioni di dollari occorrono a ciascun ateneo per conquistarsi un punto ARWU. Tra due atenei, il più virtuoso sarà quello che, a parità di punti ARWU, spende meno milioni di dollari o che, a parità di milioni di dollari spesi, conquista un numero maggiore di punti ARWU. Insomma, un ateneo sarà tanto più efficiente quanto più sarà bassa la sua “Spesa per punto ARWU”. Il migliore non sarà più quello in testa alla classifica generale, ma quello che ha fatto l’uso più efficiente dei soldi spesi”.

NORMALE – La classifica così fatta si ribalta: al primo posto troviamo la Normale di Pisa, seguita da altri otto atenei italiani e soltanto due stranieri: Cambridge e Princeton. “Insomma – commenta il sito – se ragioniamo in termini di efficienza, le università “top 20” della classifica di Shanghai faticano a competere con gli atenei italiani, che in media spendono circa 36 milioni di dollari per ogni punto ARWU contro i 55 milioni spesi in media dagli atenei “top 20″. Ne segue che, attraverso la fusione di alcuni atenei italiani, si potrebbe comodamente entrare nella top 20, spendendo anche di meno di chi siede già in questo Olimpo.

ATENEI – Per esempio, basterebbe fondere le tre università statali milanesi (Bicocca, Politecnico e Statale) per creare un mega-ateneo (che potremmo ribattezzare BiPS University of Milan) il quale entrerebbe comodamente nella top 20 e le cui spese annuali sarebbero decisamente inferiori a quelle del Politecnico di Zurigo. Un’operazione ovviamente priva di alcun valore reale, se non quello propagandistico nei confronti di chi crede alla pseudoscienza delle classifiche degli atenei”.
“Persino una classifica pseudoscientifica come la ARWU più che testimoniare il ritardo e l’irrilevanza degli atenei italiani – conclude Roars – finisce per confermare quello che dicono le statistiche bibliometriche, ovvero che il sistema universitario italiano, pur sotto finanziato, nel suo complesso non è meno efficiente di quelli delle maggiori nazioni straniere”.

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Paolo Padoin

Paolo Padoin

già Prefetto di Firenze
paolo.padoin@firenzepost.it

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